LA DONNA E IL SOCIALISMO

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August Bebel . 1883
arteideologia raccolta supplementi
made n.23 Ottobre 2025
LA RIPRESA DELLE OSTILITÀ
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LA DONNA NEL PRESENTE . 12. 2
[seguente]

LA SOCIALIZZAZIONE DELLA SOCIETA'

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In avvenire la vita sociale diventerà sempre più pubblica. La tendenza la vediamo chiara nella condizione della donna, completamente cambiata rispetto ai tempi passati. La vita domestica si limiterà al puro necessario; al contrario sarà aperto più vasto campo ai bisogni della socievolezza. Grandi locali per riunioni, per conferenze, per discussioni e per trattare gli affari sociali, dei quali in avvenire la collettività deciderà da sovrana; sale da pranzo, da giuoco e di lettura, biblioteche, locali da concerti e teatri, musei, palestre e piazze per giochi, parchi e passeggiate, bagni pubblici, istituti di educazione e di istruzione di ogni specie, laboratorii, tutto ciò, organizzato nel modo migliore, offrirà all’arte e alla scienza, non che ad ogni specie di passatempo, larga occasione di potersi completamente sviluppare. Egualmente corrisponderanno alle più alte esigenze gl'istituti per la cura degl'infermi, dei vecchi.
Come ci sembrerà meschino un giorno il nostro secolo tanto decantato! Questo brigare per ottenere favori e protezioni dall'alto, questa umiltà strisciante da cane: questa lotta reciproca coi mezzi più bassi e più odiosi per un posto ambito, e con ciò la soffocazione della vera fede, il celare le buone qualità che potrebbero dispiacere, la mancanza di carattere, l'ipocrisia nelle opinioni come nei sentimenti, tutte queste qualità, che si possono designare col nome di viltà e di mancanza di carattere, si manifestano ogni giorno in modo più disgustoso. Quello che eleva e nobilita l’uomo, la coscienza della propria dignità, l’indipendenza e l’incorruttibilità dei convincimenti, l’abnegazione sono oggi per lo più considerati difetti. Queste qualità rovinano spesso chi le possiede se non gli riesce di soffocarle.
Molti non sentono la loro umiliazione perché vi sono abituati; il cane trova naturale avere un padrone che lo frusti, se è di cattivo umore.

[ letteratura e giornalismo, oggi e domani ]

Anche la letteratura subirà un cambiamento radicale. La letteratura teologica, che presenta il numero maggiore di pubblicazioni nei cataloghi annuali sparirà con la giuridica. Per l'una non vi sarà interesse, per l’altra necessità di esistere. Altrettanto avverrà di tutte le produzioni che si riferiscono alla lotta giornaliera per le istituzioni politiche, perché saranno scomparse.
Gli studi relativi avranno solo un interesse storico. Sparirà ancora la pletora di produzioni letterarie frivole, che sono indizio di gusto corrotto e sono spesso rese possibili soltanto col sacrifizio cui è spinto dalla vanità l’autore. Dal punto di vista delle nostre condizioni attuali si può dire senza esagerazione che quattro quinti dei prodotti letterari potrebbero sparire dal mercato senza danno [per] l’interesse della cultura, tanto grande è la massa delle produzioni superficiali e nocive o assolutamente vergognose.
Le belle lettere e il giornalismo verranno colpiti nella stessa guisa. Non esiste nulla di più insipido e di più frivolo che la nostra letteratura giornalistica in genere. Se si dovese misurare lo stato della civiltà e degli orizzonti scientifici dal contenuto dei nostri giornali, si troverebbe che siamo molto in basso. L'attività individuale e lo stato delle cose vengono giudicati da punti di vista che corrispondono ai secoli passati e che da molto tempo sono stati provati dalla scienza come insostenibili. Molti giornalisti sono persone le quali, come Bismarck non a torto ebbe a dire, mancarono alla loro vocazione, ed il cui livello di cultura e le cui pretese di compenso corrispondo all’interesse della borghesia per «l’affare». Questi giornali inoltre, come tanti altri fogli letterari, hanno il cómpito di favorire nei loro annunzi la réclame più sudicia; la parte riservata ai listini di borsa soddisfa lo stesso interesse in altro campo. L'interesse materiale degl'intraprenditori determina il contenuto.
La produzione letteraria non è in media migliore della giornalistica; qui si coltiva in special modo il campo sessuale nelle sue mostruosità, e ora viene reso omaggio alle menti spregiudicate, ora ai pregiudizi più assurdi e alla superstizione.
Lo scopo è di rappresentare il mondo borghese, non ostante tutti i difetti che in piccola parte si ammettono, come il migliore dei mondi.
In questo campo vasto e importante la società dell’avvenire dovrà fare una riforma radicale; domineranno solo la scienza, la verità, la bellezza, la lotta delle opinioni per il meglio, e tutti coloro che produrranno qualcosa di valore, potranno prendervi parte. Essi non dipenderanno più dal favore dell'editore, dall'interesse pecuniario, dai pregiudizi, ma dal giudizio di persone competenti e imparziali che essi stessi sceglieranno e contro la cui decisione, se non fosse di loro soddisfacimento, potrebbero appellarsi alla collettività.
Ciò che oggi non è possibile fare né presso una redazione di giornale, né coi librai, che solo considerano i loro interessi privati. Il concetto ingenuo che in una comunità socialistica venga soffocata la lotta delle opinioni può essere difeso soltanto da coloro che considerano il mondo borghese come la società più perfetta e che, per ostilità, cercano di denigrare e calunniare il socialismo. Una società basata sulla perfetta uguaglianza democratica non conosce né tollera, oppressione. Solo la pienissima libertà di opinione rende possibile la continuazione del progresso, che è il principio vitale della società. E’ pure grande illusione rappresentare la società borghese come quella che difende la reale libertà di opinione.
I partiti che difendono gl’interessi delle classi dominanti pubblicano nella stampa soltanto ciò che non nuoce all'interesse delle classi, e guai a colui che parlasse in altro modo! La sua rovina sociale sarebbe decretata come sanno tutti coloro che conoscono le nostre condizioni sociali. Non vi è servitore che non sappia come trattano gli editori i lavori letterari che non convengono loro.
Infine il codice penale e la stampa mostrano quale spirito domini le classi dirigenti. La vera libertà di opinioni appare loro come il peggiore di tutti i mali.

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L'uomo deve potersi sviluppare completamente; questo dev’essere lo scopo della convivenza umana. Egli non dev’essere legato alla terra dove il caso lo fece nascere. Non si devono imparare a conoscere gli uomini e il mondo dai libri e dai giornali, ma con lo studio pratico.
La società futura deve rendere possibile a tutti quello che è già possibile a molti nella società attuale, se pure nella maggior parte dei casi il pungolo della miseria non dia l’incitamento. Il bisogno di cambiare in tutte le condizioni è profondamente radicato nella natura umana.
Questo bisogno ha origine nell’istinto del perfezionamento innato in ogni essere vivente. La pianta che nasce in uno spazio oscuro, si allunga, come avesse coscienza, verso la luce che proviene da qualunque fessura. Così accade dell'uomo. L'istinto innato dev'essere sodisfatto in modo naturale. La società futura non sarà contraria all'istinto di cambiamento, ma renderà invece possibile a tutti il soddisfacimento di esso. I mezzi di comunicazione, sviluppati al più alto grado, lo faciliteranno e i rapporti internazionali lo richiederanno. Gli uomini percorreranno il mondo per gli scopi più svariati molto più di quanto non abbiano fatto finora.
La società richiederà provvigioni abbondanti per soddisfare le richieste di ogni specie. Essa regolerà la durata del lavoro secondo il bisogno; ora più lunga, ora più corta, come apparirà necessario per le esigenze e la stagione. Il lavoro sarà così dedicato ora principalmente alla produzione agricola, ora all'industriale, alla professionale e alla artistica. Con la combinazione delle numerose forze lavoratrici e col perfezionamento della tecnica potrà eseguire imprese che appariscono oggi impossibili.

[ cura dei giovani e dei vecchi ]

Nello stesso modo che la società assume la cura della gioventù, così farà dei vecchi, degli ammalati, degl'invalidi. Chi per qualunque circostanza sarà reso inabile al lavoro, sarà soccorso dalla società. Non si tratta di un atto di beneficenza, ma di dovere; non di favore, ma di una cura e di un soccorso che dev'essere tributato a colui che negli anni del vigore fisico e dell'operosità ha adempito i suoi doveri verso la società. Gli ultimi anni della vecchiaia saranno abbelliti con tutto quello che può offrire la società.
Tutti potranno nutrire la speranza di godere alla loro volta ciò che si concede alla vecchiaia. I vecchi non saranno più tormentati dal pensiero che altri aspettano la loro morte per ereditare; sparirà anche il timore che, diventati vecchi e invalidi, siano gettati via come limoni spremuti. Non dipenderanno dalla  carità e dall'aiuto dei figli né dalla elemosina dei comuni.[1]
La condizione di molti genitori, che si trovano in vecchiaia alla dipendenza della carità dei figli, è ormai conosciuta. E come agisce in modo demoralizzante sui figli e più ancora sui parenti la speranza di «ereditare». Quali passioni basse vengono risvegliate, quanto delitti perpetrati questo fine! Assassinii, sottrazioni, ricatti, spergiuri, estorsioni, ecc.
Le condizioni materiali e morali della società, i sistemi di lavoro, di alimentazione, di abbigliamento, la vita sociale, tutto contribuirà a impedire le disgrazie accidentali, le malattie acute e le croniche. La morte naturale, l’estinguersi delle forze vitali, diventerà fotto sempre più comune, e la persuasione che il Cielo è in terra e che morire significa terminare l’esistenza, indurrà gli uomini a vivere razionalmente. Gode di più chi gode più a lungo.
Il clero che prepara gli uomini per la vita futura sa meglio di tutti apprezzare questo detto. L’esistenza senza preoccupazioni gli rende possibile raggiungere in generale la maggiore longevità.

[ alimentazione vegetale, animale e mista ]

Prima condizione per vivere è il mangiare e il bere. I partigiani del così detto «sistema di vivere secondo natura» domandano spesso perché i socialisti democratici sono indifferenti all'alimentazione vegetale.
Ebbene, ognuno vive come gli aggrada! Il vegetarianismo, cioè il sistema di nutrirsi di cibi vegetali, trova seguaci a preferenza nel ceto di coloro che si trovano nella piacevole posizione di scegliere fra l’alimentazione vegetale e l’animale. Ma per la generalità degli uomini non esiste scelta; essa è costretta a vivere secondo i mezzi, la cui meschinità la riduce quasi esclusivamente al cibo vegetale; e spesso anche al meno nutritivo.
Per una gran parte della popolazione operaia della Slesia, della Sassonia, della Turingia, ecc. l’alimento principale è la patata; il pane viene in seconda linea. La carne, al caso quella d'infima qualità, raramente si presenta in tavola. Anche la maggior parte della popolazione rurale, benché allevi il bestiame, si ciba solo di rado di carne, perché è costretta a venderla per potere soddisfare altri bisogni col danaro ricavato.
Per tutti i vegetariani forzati una buona bistecca, o una coscia di castrato, costituirebbe un deciso miglioramento nella loro nutrizione. Se il vegetarianismo combatte l’eccessivo apprezzamento del contenuto nutritivo del cibo animale, ha ragione, ma ha torto se lo combatte come pernicioso e fatale per ragioni sentimentali.
Per esempio, col dire che il sentimento naturale proibisce di uccidere animali e di mangiare un «cadavere». Ebbene, il desiderio di vivere piacevolmente e non molestati ne costringe a dichiarar guerra a un gran numero di esseri viventi, sotto forma d'insetti di ogni specie e a distruggerli; e per non essere noi stessi mangiati dobbiamo uccidere e distruggere le bestie feroci. Il lasciar vivere in pace «i buoni amici dell’uomo», cioè gli animali domestici, li aumenterebbe in pochi anni al punto che mangerebbero noi privandoci degli alimenti.
Anche l’asserzione che il cibo vegetale produca sentimenti miti è falsa. Nei miti Indiani vegetariani si risvegliò «la bestia» quando la durezza degl'Inglesi li spinse alla rivolta.
Sonderegger ha trovato la giusta misura dicendo: «Non esiste ordine di grado nella necessità degli alimenti, ma vi è una legge immutabile della mescolanza delle loro sostanze nutritive».
E’ giusto che nessun uomo debba nutrirsi soltanto di cibi animali, ma bensì di cibi vegetali, supposto che li possa scegliere opportunamente. D'altra parte nessuno si contenterà di un cibo vegetale determinato, fosse anche il più nutritivo. Così i fagiuoli, i piselli, le lenticchie, in una parola le leguminose, sono le più nutritive tra tutte le sostanze vegetali, ma doversi nutrire esclusivamente di esse, cosa che si dive possibile, sarebbe una tortura. Carlo Marx dice nel primo capitolo del Capitale che i proprietari di miniere del Cile costringono i loro operai a mangiar fave tutto l’anno, perché queste li rinvigoriscono e li rendono atti a portare pesi come nessun altro cibo può fare. Gli operai rifiuterebbero le fave, non ostante le loro proprietà nutritive, ma non avendo altro, sono costretti a doversene contentare.
In ogni modo la felicità ed il benessere degli uomini non dipendono da una maniera determinata di cibarsi, come sostengono i fanatici tra i vegetariani, ma dipendono invece dal clima, dalle abitudini e dal gusto individuale.

A misura che la civiltà progredisce, si sostituisce l’alimentazione esclusivamente carnea, propria delle tribù pastorali e dedite alla caccia, con l'alimentazione mista di animale e vegetale. La varietà della coltura delle piante è un segno di civiltà più avanzata. Sopra una data superficie di terreno si possono anche coltivare molte più sostanze nutritive vegetali che non si possa produrre carne con l’allevamento del bestiame.
Questo sviluppo procura all’alimentazione vegetale una sempre maggiore prevalenza. Il commercio delle carni oggi importate, per il sistema di sfruttamento, da paesi lontani, specialmente dall'America meridionale e dall’Australia, cesserà in pochi anni. Si noti ancora che il bestiame non viene allevato solo per ottenere la carne, ma anche per la lana, i peli, le setole, le pelli, il latte, le uova, ecc., e che questi prodotti animali alimentano una quantità d’industrie che soddisfano bisogni umani.
Una quantità di rifiuti dell'industria e delle case private non potrebbe essere applicata in nessun modo più utile di quanto si possa fare con l’allevamento del bestiame. In avvenire anche il mare offrirà in maggior misura di quanto abbia fatto fin qui la sua ricchezza di sostanze nutritive animali.
Sarà difficile accada come oggi che, a causa di una pesca abbondante, vengano adoperati interi carichi di pesci come concime, perché il trasporto e il sistema di conservazione attuale rendono impossibile conservare i pesci, o le grandi spese di trasporti impediscono lo smercio.
L’alimentazione vegetale non sarà dunque per la società futura né probabile né necessaria.
Ora nell’alimentazione si tratta molto più di qualità che non di quantità. Il molto non fa pro se non è buono. Ma la qualità viene assai migliorata con la preparazione dei cibi. Se non che questa dev’essere regolata scientificamente come ogni altra attività umana per riuscire vantaggiosa. Si richiedono quindi nozioni e istituzioni speciali.

[ la cucina ]

Non occorre provare che le nostre donne, alle quali presentemente è affidata la preparazione dei cibi, non posseggono, né possono possedere, queste cognizioni. La tecnica delle grandi cucine ha già raggiunto una perfezione che le piccole cucine private, anche le meglio organizzate, sono ben lungi dal conoscere. Soprattutto le cucine provviste di elettricità per uso di riscaldamento e di illuminazione rispondono all’ideale.
Nessun fumo, nessun calore, nessuna esalazione: la cucina rassomiglierà più ad un salotto che ad un laboratorio, nel quale vi saranno tutte le macchine possibili che compiranno senza fatica i lavori più sgraditi e che richiedono maggiore impiego di tempo. Vi saranno strumenti elettrici per sbucciare le patate e le frutta, per togliere i noccioli, per riempire le salsicce, pressare il lardo, tritare la carne, arrostirla, per macinare il caffè e le spezie, affettare il pane, spezzare il ghiaccio, tappare le bottiglie e cento altri ancora che renderanno possibile l’impiego relativamente limitato del personale adibito a preparare con poca fatica il cibo per centinaia di commensali. Lo stesso si dica per gli apparecchi per lavare le stoviglie.
La cucina è per milioni di donne una delle occupazioni più faticose, più lunghe e più dispendiose, nella rimettono la salute e il buon umore, ed è argomento di preoccupazione giornaliera in special modo quando, come accade nella maggioranza delle famiglie, i mezzi scarseggiano. L'abolizione della cucina privata sarà una liberazione per un numero infinito di donne.
La cucina privata sarà considerata istituzione retrograda e antiquata come l’officina del piccolo industriale. In ambedue si sprecano tempo, forza e materiale di riscaldamento e d'illuminazione, non che di sostanze nutritive.
Il valore nutritivo degli alimenti aumenta per la facile assimilazione, che è di grande importanza[2].
Solo nella nuova società avremo un sistema nutritivo conforme a natura. Catone dice, esaltando la Roma antica, che, fino al sesto secolo della fondazione di essa (200 anni av. C.), esistevano conoscitori dell'arte medica, ma mancava loro l'occupazione. Gli antichi Romani vivevano così sobriamente e semplicemente, che le malattie erano rare e la morte per vecchiaia era la forma di morte usuale. Solo quando le orgie e l'ozio, infine la vita dissipata da un lato, e la miseria e l’eccessivo lavoro dall’altro, si diffusero, le condizioni cambiarono del tutto. Le orgie e la vita dissipata non esisteranno in futuro, ma neanche l’indigenza, la miseria e la privazione. Vi sarà abbastanza per tutti. Anche Enrico Heine cantò:

Dà la terra abbastanza pan per tutti
I figliuoli di Adamo,
Anco piselli abbiamo.
Sì, non appena scoppiano le bucce
Ciascun può aver piselli,
Il cielo se lo tengano per loro
Gli angeli ed i fringuelli. [3]

«Chi mangia poco vive bene»›, disse l'italiano Cornaro nel secolo XVI, come cita Niemeyer.
Finalmente in avvenire anche la chimica si occuperà in modo fin qui sconosciuto di migliorare i mezzi nutritivi. Oggi molto si abusa di questa scienza per compiere adulterazioni e inganni; ma è chiaro che un alimento preparato chimicamente, e che possieda tutte le qualità do in prodotto naturale, raggiunge lo stesso scopo. Il modo di procurarselo è cosa accessoria, supposto che nel resto il prodotto soddisfi tutte le esigenze.
Come nella cucina così si compirà la rivoluzione in tutta la vita domestica, dispensando da numerosi lavori che oggi si debbono eseguire.
Con gl'istituti centrali più perfetti per la preparazione degli alimenti sarà resa superflua la cucina privata; e così col riscaldamento, con l’illuminazione elettrica centrale, saranno sospesi tutti i lavori che tutt’oggi esigono la conservazione degli apparecchi di riscaldamento, delle lampade, o di altri apparecchi d’illuminazione. I condotti d'acqua calda e fredda renderanno possibili bagni a piacere, senza ricorrere all’aiuto di altre persone. Le lavanderie e gli essiccatoi centrali eseguiranno la lavatura e il prosciugamento della biancheria; gli stabilimenti centrali di pulizia si occuperanno di ripulire il vestiario e le tappezzerie.  A Chicago furono esposte alcune macchine per pulire i tappeti che compivano il lavoro in brevissimo tempo destando la sorpresa e l’ammirazione delle signore che visitavano l’esposizione.
Le porte a congegno elettrico si apriranno con una leggiera pressione del dito e si chiuderanno da loro. Ascensori elettrici porteranno le lettere e i giornali a tutti i piani delle case risparmiando la fatica di salire le scale.
L' arredamento degli appartamenti, pavimenti, i muri, i mobili, saranno tali che tutto si possa pulire nel modo più facile e senza formare ricettacoli di polvere e di batteri. La spazzatura d'ogni specie verrà guidata, come l’acqua già adoperata, per mezzo di condotti, fuori dell’abitazione.
Negli Stati Uniti e in alcune città europee, per esempio a Zurigo, vi sono già simili case provvedute d'ogni raffinatezza nelle quali abitano numerose famiglie e godono molti dei vantaggi descritti; altre non ne possono sopportare le spese.
Abbiamo qui di nuovo la prova come la società borghese apra la via alla rivoluzione della vita domestica, ma solo per i suoi privilegiati. Ma se la vita domestica verrà trasformata, nel modo indicato, nelle sue fondamenta, scomparirà il «servo», questo schiavo dei capricci della padrona, ma scomparirà anche la «dama»›. «Senza servitù non vi è civiltà!» esclama sdegnato con enfasi comica il Treitschke.
Egli non può immaginare la società senza servi, come Aristotile non poteva immaginarla senza schiavi.
È sorprendente che il Treitschke consideri i nostri servi «come i sostegni della civiltà». Treitschke, come Richter, si occupa della pulizia degli stivali e di quella dei vestiti, che crede impossibile possa esser fatta da sé. Ebbene, già oggi nove su dieci la fanno; o la moglie la fa per il marito, o il figlio per il resto della famiglia, e si potrebbe rispondere che quanto fanno oggi nove decimi degli uomini, potrà fare anche l’ultimo decimo. Vi sarebbe anche un altro espediente. Perché in avvenire non dovrebbe la gioventù essere allevata senza distinzione di sesso in siffatti lavori? Il lavoro non disonora, anche se consiste nel lustrare le scarpe.
Questa esperienza è già stata fatta da alcuni ufficiali di nobile prosapia che per debiti sono fuggiti negli Stati Uniti per diventarvi camerieri o lustrascarpe.
Richter, nel suo opuscolo, per la pulitura delle scarpe demolisce anche «il cancelliere del regno socialistico». Cioè il «cancelliere del regno socialistico rifiuta di lustrarsi gli stivali» e questa è la sua disgrazia.
I nostri avversari si sono molto dilettati di questa descrizione dando prova della modestia delle loro esigenze per la critica del socialismo. Richter dovette vedere con dolore durante la sua vita che non solo uno dei suoi partigiani a Norimberga, poco dopo la comparsa del suo opuscolo, inventò una macchina per lustrare gli stivali, ma che nel 1893 all’esposizione mondiale di Chicago fu esposta una macchina elettrica per lustrare le scarpe nel modo più perfetto. Così l’obiezione principale che Richter e Treischke sollevarono contro la società socialistica è stata praticamente rigettata da un’invenzione della società borghese.
La trasformazione rivoluzionaria che cambia dalle fondamenta tutti i rapporti di esistenza umana, e specialmente la condizione della donna, comincia ad effettuarsi sotto gli occhi nostri. È soltanto quistione di tempo che questa trasformazione si compia su più larga scala, acceleri e generalizzi il processo e faccia partecipare tutti, senza eccezione, ai suoi innumerevoli e molteplici vantaggi.

***

(continua)

Qui termina la seconda parte del testo di Bebel che, dopo aver trattato della donna nel passato e della donna nel presente, conclude il suo studio con una terza parte relativa alla donna nell’avvenire, che verrà pubblicata interamente nel prossimo almanacco.

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[1] . L’uomo che è stato onesto e operoso fino alla vecchiaia, non deve dipendere né dalla carità dei figli, né da quella della società. Una vecchiaia indipendente, scevra da preoccupazioni e fatiche, sarà la ricompensa più naturale dell'attività indefessa dei giorni di vigore e di robustezza. (Thünen, Der isolirte Staat von). Ma che cosa accade ora nella società borghese? Milioni d’individui pensano già prima con orrore al tempo in cui verranno gettati sul lastrico, e il nostro sistema industriale fa invecchiare presto gli uomini. Il tanto decantato ricovero per i vecchi invalide dell’impero germanico offe soltanto un compenso molto meschino, come ammettono anche i suoi più zelanti sostenitori. I soccorsi sono ancora molto più insufficienti di quanto siano le pensioni accordate dai comuni ai loro impiegati.
[2] . La facoltà di assimilare gli alimenti è relativa agli individui (NIEMEYER, Gesundheitslehre).
[3] . Traduz. di G. C. Secco Suardo