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LETTERE DAL CARCERE |
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Sì, cara Andreina
… aidez-moi… aiutaci a capire. Avrai certamente saputo da Gigi, che abbiamo per poco evitato un parapiglia quando qualcuno, dopo il tuo intervento qui da noi, ha cercato di riflettere su alcuni primissimi passi del “nuovo lavoro” della sinistra, probabilmente da alcuni di noi accettati inizialmente con quella naturale fiducia che non fa badare troppo ai dettagli e che, pur di iniziare, vengono trascurati come inezie che prima o poi si chiariranno da sole. Si va avanti convinti solo dal fatto che “tra noi ci capiamo”. E andrebbe anche bene per un po’, ma solo in attesa di far prendere a queste tacite intese una forma esplicita, che però al momento sembra osteggiata. Deploro quanto è successo, ma perdonami se insisto ad aiutarmi a capire in cosa consisterebbe la diversità nel sostituire la parola “comunista” con “democratico di sinistra” o con un’altra qualsiasi parolina o formula matematica a piacimento, come è stato deciso dai nostri compagni. Sicuramente, in quegli stessi anni Novanta, per il PCI togliattiano si trattava di rinnegare finalmente qualcosa (“una parola frusta”) che gli era rimasta fastidiosamente appiccicata addosso e di cui non vedeva l’ora di sbarazzarsi. Ma noi non avevamo pidocchi da toglierci. A cosa è valso tutto il lavoro critico svolto dalla “sinistra” (struttura economica della Russia e dialogati con Stalin e coi morti) se bastava semplicemente sostituire un’etichetta definita, “fallita” e “triturata dalla storia”, con un’altra meno “frusta” per riprendere il lavoro e il cammino… e di cosa? …forse di un’esperienza “fallita”? – come leggo sulla rivista anche e in recenti resoconti settimanali. Difatti è solo ultimamente che ho notato una presenza ricorrente di questa paroletta, “fallimento”, riferita spesso al “passato” dell’attività e dell’azione storica della classe e della “nostra corrente di riferimento”. Per un po' ho pensato fosse colpa della mia carenza di informazione, che mi mancasse qualche passaggio… e mi sono concesso il tempo di studiare documenti che non conoscevo, e a volte di farmi spiegare apertamente la necessità di certi cambiamenti. Ma dopo oltre un decennio, sto ancora provando a chiedere a te perché, ad esempio, in un vecchio articolo, trovo già una infilata di “fallimenti” (della rivoluzione d’Ottobre, dell’assalto rivoluzionario in Occidente) invece che di “sconfitte”… Non ci provare: non credo all’esistenza dei sinonimi, e magari salvo solo i contrari. Eppoi i due termini citati non dicono la medesima cosa, e così la scelta dell’uno o dell’altro è significativa... non so bene di “che” o “cosa”, esattamente… Pazienza. Vedi tu come son messo ! ... e, se ti va di aiutarmi, scrivimi. Per quanto mi riguarda continuerò a partecipare o, meglio, ad ascoltare, quanto verrete a comunicarci. Intanto ti saluto e ringrazio da parte di tutti noi per gli squisiti agnolotti – indiscussi anche dai secondini che hanno negoziato cottura e condimento con gli addetti alla mensa comune del nostro braccio. |
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Carcere di Soletude, mercoledì 21 gennaio 2026
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Allegato, un ritaglio da rivista con un lavoro di Thomas Hirschhorn del 1995, tratto da I piagnoni, le bestie, i politici, mix media su cartone
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