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LETTERE DAL CARCERE |
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Cara Lucia.
La direzione della nostra casa “comune” (non comunista – come preferirebbe il sarcasmo degli amministratori di condominio) ha deciso di raccogliere in un nuovo locale, recentemente bonificato e adeguatamente scaffalato, tutti i libri sparsi nelle svariate celle degli ospiti, e così fregiare l’istituto di una magniloquente Biblioteca Circondariale Unificata, già celebrata dalle gazzette locali con grande anticipo. La cosa tuttavia non mi disturba affatto. Metterà un po’ di ordine nei nostri spazi trasandati, e pure i libri potranno godere di maggiori occasioni per prendere aria e facendo del moto mantenersi in salute. Io qui di libri non ne ho tanti; ma potevo lasciarli andare a zonzo senza neppure metterci un’impronta? Così mi sono ricordato di una mia battuta, che una decina di anni fa aveva pure rischiato di sollevare un inutile diverbio con un compagno di fuori. Avevo semplicemente detto che su ogni pagina della “nostra” letteratura bisognava scrivere « Attenzione . Maneggiare con cura », che subito si è sentito preso di mira... Ecco. Con l’aiuto di un secondino ho fatto fare, da un provvidenziale negozio di timbri & targhe del paese, un tampone con cui timbrare su determinati volumi appunto MANEGGIARE CON CURA. Da parte mia in questo motto non c’era allora e non c’è tuttora nessuna allusione malevola; è appena un’esortazione rivolta soprattutto a me stesso – non per nulla si presenta come un mio personale ex libris. Cara Lucia. Intanto ho marcato i libri già trasferiti nella libreria circondariale. Ma voglio anticiparti che quando verrai a farmi visita ti chiederò la cortesia di stampigliare allo stesso modo anche determinati altri libri che ho lasciato in casa di mia madre, di cui ti fornirei l’elenco dettagliato assieme ad un secondo timbro – che è già stato autorizzato dalla Sicurezza ad uscire. Ti sarei enormemente grato se tu accettassi di fare questa cosa per me. Non vorrei dover gravare – con questo mio ultimo e definitivo (te lo prometto) ghiribizzo artistico – su mio fratello Giorgio, che sai già fin troppo impegnato a gestire dall’esterno le fastidiose vicende giudiziarie che mi hanno travolto. In attesa della tua prevista visita ti saluto e rimando gli abbracci all’incontro, oramai imminente. Ciao e a presto. |
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Carcere di Soletude, venerdì 6 marzo 2025
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