|
LA DONNA E IL SOCIALISMO |
2
|
August Bebel . 1883
|
||
[ l’arretratezza della conoscenza origina stramberie scientifiche ]
|
|||||||||
|
I malthusiani non avranno in avvenire motivo alcuno di lambiccarsi il cervello per il troppo grande aumento dell'umanità. Finora i popoli sono stati rovinati per la diminuzione del numero dei loro componenti, mai per il soprannumero. Finalmente si regolerà la popolazione in una società che vive secondo le leggi naturali, senza astinenza nociva e senza misure preventive contro natura.
Anche qui avrà ragione Carlo Marx: il suo concetto che ogni periodo di sviluppo economico abbia la sua legge particolare sulla popolazione avrà valore anche sotto il dominio del socialismo. In un'opera Die Künstliche Beschränkung der Kinderzahl[3] l'autore sostiene che la democrazia sociale, con la sua opposizione ai malthusiani, commette un'infamia, e che il rapido aumento della popolazione favorisca il proletariato e quindi allarghi lo scontento. Se si riuscisse a vincere l'eccesso di popolazione sarebbe finita con la diffusione della democrazia sociale, e lo stato socialistico democratico sarebbe seppellito per sempre. Qui abbiamo un nuovo mezzo col quale uccidere la democrazia socialistica: – il malthusianismo. L'ignoranza del Ferdy risulta più palese ancora dalle frasi seguenti tolte a pag. 40 della sua opera: «La democrazia socialistica spingerà le esigenze più in là dei neomalthusiani. Essa richiederà che il minimo del salario dell'operaio sia tale che egli possa generare solo il numero di figli che le sue condizioni finanziarie gli permettono di mantenere. Ottenute le ultime agevolezze della democrazia sociale e abolita la proprietà privata, anche il più imbecille si domanderebbe: Devo lavorare più a lungo e duramente perché piace al mio vicino di arricchire la società di una dozzina di nuovi membri?» Si dovrebbe conoscere l'a. b. c. del socialismo prima di permettersi di scrivere sull’argomento e con tanto poco buon senso. Nella società socialistica, dove l’umanità sarà realmente libera e posta sulla sua base naturale, essa dirigerà con coscienza il proprio sviluppo. In tutte le epoche essa ha agito finora, riguardo alla produzione ed alla distribuzione, come all'aumento dei suoi membri, senza conoscere le proprie leggi e quindi inconsciamente. Nella società socialistica procederà con cognizione delle leggi dello sviluppo e con piano stabilito. Il socialismo è la scienza applicata su tutti i campi dell'attività umana. CONCLUSIONE Quanto abbiamo esposto dimostra che, per realizzare il socialismo, non occorre demolire e ricostruire, ma si tratta di una trasformazione secondo le leggi di natura. Tutti i fattori che compiono una parte nel processo di demolizione e in quello di ricostruzione agiscono come sono costretti ad agire. Non i geniali uomini di stato, né i demagoghi che istigano il popolo alla ribellione possono guidare gli avvenimenti a volontà. «Essi credono di spingere e sono spinti. Ma siamo vicini al punto in cui il tempo sarà arrivato.» [ le forze sociali in movimento e la Germania ] La Germania si distingue più che ogni altro paese per uno speciale sviluppo, e nel prossimo periodo di movimento sarà forse la nazione che darà la spinta. Abbiamo spesso accennato alla sovrabbondanza delle merci come causa di crisi, fenomeno singolare del mondo borghese, che non si è mai manifestato in nessuna epoca antecedente. Ma la società borghese non ha soltanto eccesso di produzione di merci e di operai, ma anche di intelligenze. La Germania è il paese classico per il soprannumero di intelligenze che il mondo borghese non sa più come utilizzare. Uno stato di cose, che per l'evoluzione della Germania è stato considerato per secoli una disgrazia, ha contribuito essenzialmente a questo fenomeno; e cioè la suddivisione in piccoli stati e l’ostacolo che questa forma politica ha esercitato sulla formazione di grandi capitali. Essa ha decentrato la vita intellettuale della nazione, ha creato molti piccoli centri di vita intellettuale, che esercitarono la loro influenza sul complesso della nazione. La molteplicità dei piccoli stati richiedeva, in confronto ad un governo unico, un numero immensamente grande di impiegati, per i quali era necessaria una certa elevatezza di istruzione. Così sorsero più numerose che in qualunque altro paese di Europa ginnasi e università. La gelosia e l’ambizione dei vari governi vi ebbero parte importante. Lo stesso avvenne quando alcuni governi cominciarono ad introdurre l’istruzione popolare obbligatoria. La mania di non rimanere inferiore allo stato contiguo ebbe salutare effetto. Il bisogno di intelligenze aumentò quando la maggiore istruzione con lo sviluppo materiale della borghesia, risvegliò il desiderio di prender parte alla vita politica, di rappresentare il popolo in parlamento e di amministrare da sé i comuni. Erano associazioni piccole di paesi e piccoli circoli, ma inducevano i figli delle classi più elevate ad ambire un posto e a sviluppare conformemente la loro educazione. Come nella scienza, così nelle arti. Nessun paese di Europa ha in proporzione tanti studi di pittori, svuole di arte e tecniche quanto la Germania. Altri paesi potranno raccoglierne di più nelle loro capitali, ma nessuno ne ha più diffuse in tutto l’impero come la Germania. Riguardo all'arte solo l’Italia sovrasta. Tutto questo sviluppo influì a dare all'ingegno tedesco una certa profondità; l’assenza di grandi lotte politiche diede agio ad una vita contemplativa. Mentre altre nazioni lottavano per il dominio sul mercato mondiale, si dividevano la terra e combattevano grandi lotte politiche interne, i Tedeschi se ne stavano a casa sognando e filosofando. Ma questo sognare, sottilizzare e filosofare, favorito da un clima che obbliga alla vita domestica e all'applicazione, creò quello spirito critico e osservatore per il quale i Tedeschi, quando si svegliarono, cominciarono a distinguersi. Mentre la borghesia inglese già alla meta del secolo XVII, e la francese verso la fine del XVIII avevano acquistato con le lotte un'influenza politica, la borghesia tedesca riuscì soltanto nel 1848 a conquistare un'influenza molto moderata sul potere dello stato. Ed è nel 1848 che la borghesia tedesca entrò in iscena come partito politico indipendente rappresentato dai liberali. Non furono già i fabbricanti, i negozianti, i commercianti, gli uomini di finanza che pronunziarono la grande parola, ma furono a preferenza gli uomini liberali altolocati, i professori, gli scrittori, i giuristi e i dottori di tutte le facoltà. Essi erano gli ideologi tedeschi e per ciò la loro opera cadde. [ il riposo della borghesia tedesca ] Dopo il 1848 la borghesia fu invitata a starsene politicamente in riposo, ma essa approfittò di questo tempo di quiete politica – dal 1850 al 1860 – per fare progredire l’opera sua. Lo scoppio della guerra austro-italiana, il principio della reggenza in Prussia, stimolarono di nuovo la borghesia a stendere la mano verso il potere politico. Cominciò il movimento delle unioni nazionali. La borghesia era già troppo sviluppata per potere tollerare più a lungo nei diversi singoli stati le molteplici limitazioni politiche che erano al tempo stesso economiche, e fece mostra di diventare rivoluzionaria. Bismarck riconobbe la situazione e ne profittò a suo modo per conciliare gl'interessi della borghesia con quelli del regno prussiano, al quale la borghesia non fu mai ostile, perché temeva la rivoluzione e il popolo. Finalmente caddero gli ostacoli che avevano impedito il suo sviluppo materiale. Con la ricchezza della Germania in carbone e minerali e con una classe di operai intelligenti e sobri, la borghesia giunse in pochi decennii ad uno sviluppo così gigantesco come, ad eccezione degli Stati Uniti, in nessun paese la borghesia ha raggiunto in così breve tempo e in tal misura. La Germania occupa il secondo posto come stato industriale e commerciale e aspira ad occupare il primo. Ma questo rapido sviluppo materiale ha anche il suo rovescio. Il sistema di isolamento esistente in tutti gli stati germanici, fin dalla fondazione dell’unità aveva fino allora assicurato l’esistenza a numerosi industriali e a piccoli possidenti. Col subitaneo atterramento di tutte le barriere protettive questi si videro ad un tratto di fronte ad un processo di sfrenata produzione capitalistica e in condizione disperata. Il periodo di prosperità al principio del 1860 fece da prima sembrare il pericolo meno grande, ma divenne poi tanto più sensibile, quando scoppiò la crisi. La borghesia utilizzò il periodo di prosperità per svilupparsi e rese dieci volte più notevole la sua influenza con l’enormità della sua produzione. Da allora si allargò rapidamente e potentemente l'abisso fra proprietari e proletari. Questo processo di decomposizione e di assorbimento, che si compie con sempre maggiore celerità, favorito dall'aumento del potere materiale da un lato e dalla diminuzione della forza di resistenza dall’altro, getta sempre più classi intere nell’angoscia. Esse si vedono ognora minacciate nella loro posizione e con certezza matematica consacrate alla rovina. [ la crisi della borghesia e i suoi ripari ] In questa lotta disperata ognuno cerca di salvarsi cambiando mestiere. I vecchi non possono più farlo; solo raramente possono lasciare un patrimonio ai figli. Così vengono fatti gli ultimi sforzi e s’impegnano gli ultimi mezzi per mettere i figli e le figlie in condizioni stabili con rendite fisse; per la qual cosa è necessario un capitale d’impianto. Questi posti sono i governativi e i comunali, l’insegnamento, il servizio delle poste e delle strade ferrate, le cariche più elevate della borghesia alla cassa, nei magazzini e nelle fabbriche, come per esempio computisti, magazzinieri, chimici, tecnici, ingegneri, costruttori, ecc.; inoltre le così dette carriere libere: avvocati, medici, teologi, scrittori, artisti, architetti, maestri e maestre ecc. Migliaia e migliaia d’individui, che prima avrebbero esercitato un mestiere cercano ora, non essendovi più possibilità di un’esistenza agiata e indipendente, di farsi strada nelle professioni menzionate. Tutto spinge ad un’educazione superiore ed agli studi. Scuole regie, ginnasi, politecnici, ecc. nascono come funghi dal suolo e quelli esistenti sono frequentatissimi. Nella stessa misura cresce il numero degli studenti di università, gli scolari nei laboratori di chimica, di fisica, nelle scuole di arti e mestieri, nelle scuole commerciali negli istituti di istruzione superiore femminile di ogni specie. In tutti i rami di cultura, senza eccezione, esiste una sovrabbondanza di allievi straordinaria, e il torrente va sempre ingrossando. Si avanzano sempre nuove richieste per la fondazione di ginnasi e istituti superiori di educazione per accogliervi la grande falange degli scolari e degli studenti. Autorità e privati pubblicano avvisi sopra avvisi per impedire ora lo studio di questa, ora di quell'altra disciplina. Anche la teologia, che anni or sono minacciava di morire per mancanza di allievi, trionfa per il numero degli studenti e vede di nuovo occupate le sue cariche. «Io insegno a credere in diecimila dei o diavoli se è necessario, purché possa trovare soltanto un posto che mi dia da vivere», questo è il grido che si sente ripetere da tutti i lati. I ministri si rifiutano spesso di dare il consenso alla fondazione di nuovi istituti superiori d' insegnamento, «perché quelli che esistono, bastano per gli studenti di tutti i rami di cultura». Questo stato di cose viene ancora inasprito dal fatto che la lotta della concorrenza e della distruzione che la borghesia combatte, costringe una quantità dei suoi figli a cercare impieghi pubblici. Inoltre l’esercito permanente, che sempre più si estende con la sua schiera di ufficiali, il cui avanzamento, dopo un lungo periodo di pace, subisce un arresto, induce a pensionare una quantità di gallonati nell’età migliore. Questi pensionati, favoriti dallo stato, cercano rifugio in tutti i possibili impieghi. La grande pletora di candidati civili, provenienti dal basso esercito, toglie il pane agli altri. Di più si aggiunga che il maggior numero degli impiegati governativi e comunali di tutti i gradi educa e deve educare i figli per le carriere accennate. La posizione sociale, il livello d’educazione e le pretese di questa classe di gente richiedono di tenere lontani i figli dalle cosiddette occupazioni inferiori, che del resto sono ugualmente provvedute in sovrabbondanza. Il sistema del volontariato di un anno che concede a chi possiede un certo grado di cultura, mediante il pagamento di una somma, di compiere il servizio militare in un anno, invece che in due o in tre, aumenta pure il numero dei candidati negli uffici e negli impieghi. Vi sono specialmente molti figli di agricoltori benestanti cui non sorride più il ritorno al villaggio e al mestiere paterno. [ nascita e diffusione del pensiero rivoluzionario ] Per tutte queste circostanze la Germania, più che ogni altro paese, ha un numeroso proletariato di dotti e di artisti, di gente occupata nelle cosiddette professioni libere, che sempre aumenta e che, nelle condizioni attuali, porta il fermento e il malcontento fin nel ceto elevato della società. Questa gioventù viene stimolata alla critica delle condizioni presenti e affretta l’opera di decomposizione generale. Da tutti i lati viene dunque attaccato e minato l’ordine sociale presente. Tutte queste circostanze condussero la democrazia germanica ad assumere nella grande lotta che si combatterà nell'avvenire la parte del duce. Furono i socialisti tedeschi che scoprirono le leggi dell'evoluzione della società moderna e che fondarono scientificamente il socialismo come la forma di società dell’avvenire. Primi fra tutti Carlo Marx e Federico Engels; dopo di loro, che gettarono la scintilla fra le masse, venne Ferdinando Lassalle. Sono anche socialisti tedeschi i pionieri che diffondono fra gli operai dei paesi più diversi le idee socialistiche. Se mezzo secolo fa Buckle poteva scrivere, sulla base del suo studio intorno alle condizioni dell’intelligenza e della cultura tedesca, che la Germania ha un gran numero di profondi pensatori, ma che non vi è nessun paese nel quale la distanza fra la classe dei dotti e la massa del popolo sia così grande, come in questa nazione, oggi ciò non è più esatto. Ciò si poteva dire finché in Germania la scienza si limitava ai circoli degli eruditi, che rimanevano estranei alla vita pratica. Dacché la Germania è stata economicamente sconvolta, la scienza fu costretta a rendersi utile alla pratica. Essa stessa divenne pratica. Si comprese che ha valore soltanto allorché diventa un mezzo per la vita umana ed a ciò condusse lo sviluppo della grande produzione capitalistica. Ecco la ragione per cui in Germania tutte le scienze si sono democratizzate nel volgere degli ultimi anni. Il maggior numero dei giovani educati per le professioni più alte ha contribuito a diffondere la scienza nel popolo; poi l’istruzione delle masse, più evolute in Germania che in altri paesi, facilita a queste il godimento di una quantità di prodotti intellettuali. Finalmente contribuì ad elevare il livello intellettuale del popolo, il movimento socialistico con la sua letteratura, i giornali, le riunioni, le rappresentanze parlamentari, e con la critica esercitata continuamente per mezzo di questi fattori su tutti i campi della vita pubblica. Le leggi d'eccezione contro la democrazia sociale (dal 1878 al 1890) nulla hanno cambiato; esse hanno ristretto il movimento e ne hanno attenuata la celerità, ma hanno aiutato a renderlo più intenso e hanno creato una grande esasperazione contro le classi dirigenti e i poteri dello stato. La caduta delle leggi di eccezione non è se non la conseguenza dello sviluppo del partito sociale democratico sotto le leggi stesse e dello sviluppo economico della nazione. Il movimento procede come deve procedere nelle date condizioni. Come in Germania, così in tutte le nazioni civili, il movimento socialistico ha fatto negli ultimi decenni progressi impreveduti di cui sono prova evidente i congressi internazionali degli operai ai quali partecipa sempre più un maggior numero di aderenti. La grande lotta intellettuale è accesa in tutte le nazioni civili e viene combattuta col massimo ardore. Accanto alle scienze sociali il vasto campo delle scienze naturali, dell'igiene, della storia della cultura, della filosofia, formano l'arsenale donde provengono le armi. Da tutti i lati si attaccano le basi dell'attuale ordine di cose e si dirigono i colpi contro i sostegni della vecchia società. Le idee rivoluzionarie penetrano nei circoli più conservatori e mettono lo scompiglio nelle file dei nemici. Artigiani ed eruditi, agricoltori ed artisti, commercianti ed impiegati, anche qualche fabbricante e qualche banchiere, infine uomini appartenenti a qualunque ceto si uniscono con gli operai, che formano il grosso dell’esercito, che combatte per la vittoria e l’otterrà. Tutti si aiutano e si completano reciprocamente. [ anche la donna ] Anche la donna in generale, e la proletaria in particolare, è invitata a non rimanere indietro in questa lotta, nella quale si combatte anche per la sua liberazione e la sua salvezza. Sta a lei dimostrare che ha compreso il suo vero posto nel movimento e nella lotta del presente per un avvenire migliore e che è risoluta a prendervi parte. È compito degli uomini di aiutarla a liberarsi da tutti i pregiudizi ed a partecipare alla battaglia. Nessuno disprezzi la sua forza e nessuno creda che non ci sia bisogno di lei. Per il progresso dell'umanità, di nessuna forza, per quanto debole, si può fare a meno. La goccia logora il macigno anche il più duro e con molte gocce si forma il ruscello, coi ruscelli i fiumi e coi fiumi i torrenti. Nessun ostacolo è abbastanza potente per arrestare il torrente. Avviene precisamente lo stesso nella vita umana. Se tutti quelli che si sentono chiamati agiranno con tutte le loro forze, la vittoria non potrà mancare. Essa sarà tanto più grande quanto maggiore sarà lo zelo e l’abnegazione col quale ogni individuo seguirà il sentiero indicato. Il dubbio che, non ostante tutti i sacrifizi, il lavoro e la fatica, l’individuo possa vedere durante la sua vita il principio di un'èra più bella di civiltà e possa godere dei frutti della vittoria non deve affliggere nessuno e meno ancora sviarlo dal sentiero già cominciato a percorrere. Certo non possiamo determinare né la durata, né il genere delle fasi di sviluppo che dovrà seguire questa lotta per gli scopi più elevati, come non abbiamo contezza della durata della nostra vita. Ma come ci domina il desiderio di vivere, così possiamo anche nutrire speranza di vedere la vittoria durante la nostra vita. Noi viviamo in un'epoca che va avanti a passi da gigante e fa tremare i nemici di un ordine nuovo e più elevato di società. Ogni giorno fornisce esempi del rapido aumento e della sempre più potente diffusione delle idee socialistiche; in tutti 1 campi ferve l’agitazione e il movimento; sorge l'alba di un giorno radioso; lottiamo adunque e andiamo sempre avanti senza curarci del dove e del quando saranno gettate le basi di un'èra migliore. Se soccomberemo nel corso della grande lotta di redenzione, altri ci rimpiazzeranno con le medesime aspirazioni. Noi cadremo con la coscienza di aver fatto il nostro dovere come uomini e convinti che la meta sarà raggiunta, per quanto lottino e si difendano le forze ostili al progresso dell’umanità. « L’avvenire appartiene al socialismo e cioè, in prima linea al lavoratore e alla donna ». FINE
|
|
||||||||
|
|||||||||
|
|
|
|
|||||||
|
[1] . Kärger calcola che un cattivo raccolto in Australia dia da 9 a 13 doppi quintali e, in terreni bene concimati e irrigati, 66 doppi quintali. (Die internazionale Landvirthschaftliche Konkurrens ein kapitalistisches Problem von Doct. Gustav Kuhland, Berlin 1901).
[2] . Già al tempo di S. Basilio (morto nel 379) dovevano esistere condizioni di tal genere, perché egli grida ai ricchi: «Infelici che siete! che cosa risponderete al giudice divino? Voi coprite di stoffe la nudità, delle vostre pareti, ma non coprite di vesti la nudità dell'uomo! Voi ornate i cavalli con morbide coperte di prezzo e disprezzate il fratello vostro coperto di cenci. Voi sprecate e lasciate andare a male le vostre granaglie nei magazzini e nei granai e non vi degnate di gettare uno sguardo su coloro che non hanno pane!». Il predicare la morale non ha avuto in nessun tempo effetto alcuno presso le classi dominanti e non ne avrà mai in avvenire. Si cambino le istituzioni sociali, affinché nessuno possa agire ingiustamente verso il prossimo, e il mondo si troverà bene. [3] . Doctor Hans Ferdy. 2. ediz. Lipsia e Neuwied, 1894. |
|||||||||