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LA GENESI DELLA PITTURA MODERNA |
Helmuth Plessner . 1958
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Studi di estesiologia [1]
Non può essere un caso che gli sforzi non proprio rari per comprendere la pittura moderna la interpretino come l'esito di una demolizione. Georg Schmldt, per esempio, nella sua Kleine Geschichte dcr modernen Malerei [Breve storia della pittura moderna], descrive tale demolizione come segue: «Dopo l'ultima ricaduta nel naturalismo all'epoca di Napoleone, il cosiddetto classicismo, [...] si verifica un'inversione singolare. Progressivamente tutti e sei gli elementi della raffigurazione naturalista dell'oggetto, che da Giotto fino a Raffaello erano stati progressivamente conquistati, vengono demoliti: l'illusione della materialità, l'illusione del corpo, l'illusione dello spazio, il dettaglio grafico, la correttezza anatomica e i colori dell'oggetto.Ciò porta direttamente alla quarta fase, che viviamo ancora oggi».[2]
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Il fatto che oggi possiamo sollevarci dalla terra e giocare non più solo con il pensiero a superare la forza di gravita, ma possiamo mettere in conto seriamente lo spazio del mondo come spazio d'azione, naturalmente non si traduce direttamente nel linguaggio figurato dell'arte.
Ciò che si traduce è la perdita della soggezione davanti al verticale, la sua inclusione in quanto direzione d'azione e con ciò la sua relativizzazione, lo sviluppo di un mondo-"ambiente" senza sopra e sotto, non più legato alla posizione e dunque privo di orizzonte. Occasionalmente si incontra anche questo pensiero nell'interpretazione dell'arte moderna, e qualche quadro surrealista vi agisce proprio come prova. Perché no? Se la storia dell'arte in Grünewald va alla ricerca degli effetti della metafisica della luce del tardo Medioevo, non dovrebbe meravigliare che le rappresentazioni dei modelli atomici e dei campi di forza abbiano spinto il pittore ad abbozzarle nel quadro. Chi, del resto, non si sarebbe accorto che il carattere per principio non intuitivo della fisica moderna corrisponde alla pittura priva di oggetto, sebbene le due cose non abbiano niente a che fare l'una con l'altra, sorgono da differenti fonti, si dirigono verso fini differenti e, tuttavia, con una misteriosa simultaneità portano oggi l’uomo davanti alla medesima difficoltà di dover comprendere qualcosa che in alcun modo può comprendere a livello intuitivo? Ma queste allusioni e consonanze dirette hanno potuto diventare esteticamente rilevanti soltanto perché i presupposti per configurare l'immagine sono compromessi dai medesimi cambiamenti concettuali e sociali, di cui la spiegazione scientifica della natura ha tenuto ugualmente conto essendone responsabile non in minor parte. Perciò la nostra crescente familiarità con una vita su piani di astrazione molteplice fa parte dell'insieme dei fattori stranianti per la visione intuitiva. Vediamo che i medesimi uomini sono interlocutori e oggetto dell'economia, dell'amministrazione, della psicologia, sono un caso clinico e un fascio di processi fisiologici. Protetta da ciò e rispettata soltanto in modo artificiale, attraverso il pensiero gerarchico e le rappresentazioni costanti di ordini presumibilmente organici di diversi gradi di valore, la sua natura di soggetto perde inarrestabilmente gli antichi ostacoli che le impedivano di obiettivarsi e minaccia di mutare la persona in una cosa con sempre maggior facilità e coercizione. La possibilità dell'uomo di essere manipolato attraverso lo stato, l'economia, la scienza cresce senza che si possa indicare dove possa finire questa espansione della disponibilità. Di conseguenza, ciò che abitualmente appare, che impone l'attenzione, ci diviene segreto, come si dice giustamente. Una concretizzazione e una funzionalizzazione che non limitino troppo non si arrestano né di fronte all'uomo e alla sua tradizione storica né di fronte alle cose della natura. Diventando sempre più evidenti rispetto alle forze che le guidano, ma senza senso, le figure un tempo impresse da un ordine di creazione si trasformano in meri e isolati costrutti. In tale prospettiva, si hanno le possibilità fondanti per rendere autonomi i mezzi raffigurativi dal fine raffigurativo della pittura naturalistica che era stato stabilito originariamente. In tale prospettiva, gli impulsi razionali e sentimentali, gli impulsi interiori, trovano il terreno per svilupparsi: anzitutto purificando il vedere oggettuale da tutti gli ingredienti della comunicazione poetica o razionale che lo celano e deviano. Con questo ritorno purificatore all'idea di una massima onestà possibile di fronte alla mera impressione il pittore conserva ancora la tendenza a riprodurre, il suo oggetto viene soltanto spostato in avanti, viene, per così dire, accostato alle possibilità effettive dell'occhio, rinunciando all'intenzione oggettuale che al di la di tutto le evoca. Dipingere l'apparire, come lo si vede effettivamente, non come convenzionalmente si è abituati o costretti a vederlo, mentre lo si oltrepassa, muove gli impressionisti e spinge lo spettatore a vedere nuovamente e con sensibilità accresciuta questo primo livello dello straniamento. L'immagine offerta gli permette, non senza oltrepassarla, di perdersi nell'illusione del paesaggio, dell'avvenimento o della quotidianità, lo trasferisce nella realtà immaginaria non, per così dire, senza intrattenersi in essa e rendersene conto attraverso la pittura. Il passaggio non gli si apre, piuttosto gli si chiude. Gli si manifesta sempre più per quel che e: l'apparire sulla superficie. Ora, nessun pittore riesce a svolgere il compito di fissare e produrre l'apparire sulla superficie, questa incarnazione è il suo mestiere, tuttavia la soluzione illusoria serviva a celare il compito allo stesso osservatore. In base alla sua conoscenza tecnica e alla sua astuzia estetica l'osservatore ha saputo certo ritrarsi dall'illusione in intentio recta e riflettere sui mezzi che l’hanno prodotta. Sempre con sguardo obliquo egli ha potuto ridurre l'incantesimo del colore e della forma al modo in cui essi si intonano, si dispongono e si bilanciano sulla superficie che occupano; ha fatto sempre dipendere il suo giudizio sul grado di maestria dal rapporto con cui i mezzi dell'incantesimo restano adeguati e aderenti alla superficie, hanno cioè riguardo per la dimensione in cui essi si sviluppano e vogliono essere visti, per rendersi invisibili dal punto di vista immaginativo. Questa considerazione della trasparenza ha valore per la pittura oggettuale, indifferentemente se essa ora voglia essere impressionista, espressionista, cubista o surrealista, soltanto l'apparire inteso attraverso la pittura si distanzia da ciò che appare con esso e in esso. L'apparire, che il pittore ha dovuto produrre sempre e in ogni epoca, tuttavia in senso riproduttivo come l'immagine dell'apparire, si rende indipendente e autosufficiente rispetto a lui in quanto fenomeno. Nel ripiegarsi su ciò che è visto meramente come tale il naturalismo si spinse all'estremo e si volse in effetti nel suo opposto. Il dipinto "in ogni caso" su superficie piana doveva coincidere con l'apparire divenuto fenomeno. II pittore divenne tanto più libero di scegliere i mezzi. In Pissarro lo si può già rintracciare e il pointillisme di Seurat e Signac ne è una conseguenza. Cézanne compie un passo in avanti decisivo, eleva a tema consapevole della rappresentazione il compromesso tra la natura bidimensionale della visione fenomenica e la superficie pittorica sacrificando la prospettiva centrale, e in questo modo pone le basi per la “interpretazione" cubista. L'Espressionismo fa uso della libertà di "interpretare" con la composizione, così come con il colore e il disegno in molte altre direzioni. L'apparire diviene motivo e allegoria della sua essenza. Non lo si deve più prendere per moneta contante. Il rosso o il blu dipinto non li si deve comprendere come un marrone così suggerito, ma come un mezzo per rompere l'imbarazzo sensuale in generale, diversamente, ma in modo simile, al processo di rottura cubista. La materia plasmata di colori che si mostra sulla superficie dipinta, sempre più privata del suo sostegno oggettuale, diviene il vocabolo di un suo linguaggio indicibile, e sebbene necessitasse ancora di un ceno tempo perché le sue ultime suggestioni oggettuali venissero fatte cadere, questi dati liberati erano già arrendevolmente sufficienti a concedere ai pittori l'iniziativa su ciò che era privo di oggettualità, fantastico, infantile. Quanto più divenne libero di comporre, tanto più rigorosamente l'artista dovette anzitutto cercare le leggi immanenti della sua costruzione pittorica, un legame analogo al fare musica, una dottrina dell'armonia e contrappunto ottici. Tanto più precisamente agli altri si aprirono le vie per un mondo estraneo alla visione quotidiana media, volta alla visione notturna rimossa e coperta del sogno e del ricordo archetipico: Rousseau, Chagall, Max Ernst. Un ponte tra uno e l'altro lo gettarono Kandinskij e Klee. La varietà sconcertante, compiuta e superata, presa seriamente e ironizzata nell'opera ricca di fasi di Picasso, testimonia in fondo l'allontanamento dalla realtà corrente, oggi comune a tutti gli sforzi pittorici, che così com'è non si potrebbe vedere, tantomeno riprodurre. Klee scrive: «l'arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile»,[5] per cui né il fare, né la visibilità si possono fissare a dati prestabiliti e a nessun'altro obbligo che quello della manipolazione pittorica, cioè sottostanno al contrasto con la superficie pittorica da rivestire di linee e colori. Quest'indipendenza progressiva e il sovvertimento di valore dei mezzi di rappresentazione verso elementi liberamente disponibili di un nuovo mondo figurativo, sono il risultato di un processo i cui inizi impressionisti si potevano presagire ancora meno, nonostante ne abbiano posto il fondamento e lo abbiano messo in moto dietro segni iniziali diversi. Il Leitmotiv, tuttavia, è rimasto fin dall'inizio il rinnovamento del vedere pittorico, attraverso una critica della percezione e in fondo del senso della vista che poneva continue domande sulle sue leggi interne. Azionato e spinto da una costellazione socio-spirituale in cui il naturalismo e il realismo dietro la pressione aumentata dell'industrializzazione costrinsero a rinunciare all'ideale artistico tradizionale, e la scepsi e l'osservazione affinata spinsero verso tendenze di trasfigurazione classico-romantiche, questo processo liberò molto presto cose che il vedere oggettuale convenzionale non permetteva più, o non con impegno, di seguire. Queste pretese rivoluzionarie potevano in realtà contare su un appoggio, perlomeno su una concessione da parte del pubblico, poiché l'artista non era più tenuto sotto controllo come fino ad allora da una società sicura di sé e ben strutturata. Egli poteva, egli doveva cercarsi il suo acquirente e perciò approfittare delle possibilità del libero mercato. Dove però la richiesta dei loro modelli tradizionali era diventata stanca e nell'insieme abbandonata a una sovrappressione visuale, i pittori dovevano soltanto destare i bisogni dei loro prodotti, sostenuti da un commercio d'oggetti d'arte che esigeva una produzione sempre nuova, sorprendente e shockante.Il tempo del cambiamento e la varietà di direzioni, che già portavano etichette concettuali per ragioni tecnico-commerciali, riflettono la condizione del pittore che si abbandona a se stesso senza impegno, che crea per tutti e per nessuno. Il faut être de son temps. L'arte ha sempre dovuto mangiare, non la si può tacciare se lo fa anche oggi. Restituisce all'epoca molto di ciò che questa le ha anticipato o negato. L'epoca restituisce molto all'arte, la incorpora e non come bene culturale venuto meno, ma rifunzionalizzando la sua ricchezza in forme di auto, di mobili e tessuti per il disegno industriale. A Matisse o Juan Gris non si toglie niente della loro grandezza, se le loro idee continuano a vivere su cravatte, e non rende Dufy un pittore di reclame il fatto che queste imparino da lui. L'evocazione di nuovi mondi di forme e di colori, le trasgressioni ai limiti della visibilità sono allo stesso tempo tentativi di fuga dalla delizia degli occhi sfruttata come tentativo di educare, di rendere di nuovo gustoso il vedere agli occhi. Sorto da ordini protettori di tradizioni e istituzioni, e abbandonato a un futuro incerto, a un mondo divenuto acosmico, questo tipo di uomo esige possibilità di risposta e argini che l'arte antica, la pittura antica, sarebbe infatti storicista, non gli procurano più. La nostra situazione e stata paragonata alla pittura del sedicesimo secolo e al manierismo,[6] alla pittura di un'epoca di svolta disorientata che era esposta alle ripercussioni di una dissoluzione mondiale sotto gli urti di esperienze ancora non elaborate. Ora come allora l'insicurezza religiosa, filosofica, scientifica deriva da basi sociali e politiche divenute problematiche. Ci si presentano trasferimenti di potere, ristrutturazioni sociali, scoperte scientifiche e tecniche oggi incomparabilmente più minacciose, ma ciascun presente ha la sua propria misura, in base alla quale si vedono messi in discussione i suoi orizzonti di autonomia e sicurezza, e si possono condurre analogie solamente non in modo troppo diretto, per trovare consonanze sui fattori che determinano la situazione e sugli eventi spirituali. Lo spazio cosmico ci si avvicina, lo stesso accadde nel sedicesimo secolo con il rovescio della terra. Oggi [1958] viviamo il cambiamento del centro politico e sociale del mondo dall'Europa e il cominciamento della sua provincializzazione, nel sedicesimo secolo si hanno gli inizi del medesimo spostamento del centro di gravità dall'area mediterranea e della svalutazione delle vie commerciali. L'epoca della Riforma e del Tridentino ha scoperto nuove possibilità d'espressione della musica, nel nostro tempo si verifica la fine di uno sviluppo musicale secolare e la svolta verso una nuova dimensione del fare musica. Noi ci tormentiamo con un'eredità filosofica e ci battiamo per tentare di liquidarla. A quel tempo vennero in luce pensatori che per i concetti tradizionali non potevano quasi valere come filosofi, la cui classificazione in base a Platone e Aristotele, trascura ciò che le è più essenziale e i cui profitti fino a oggi sono rimasti problematici. E il sintomo forse più indicativo è che in quei giorni sorgeva il nuovo genere letterario dell'utopia che soltanto nella seconda metà del diciannovesimo secolo, qui tuttavia come profezia scientifica e science fiction, conosce la sua fioritura e predice il futuro sullo sviluppo sia sociale che tecnico. Così come il dissotterramento della dimensione del futuro con l'attenuazione del sostegno escatologico abbandonò l'uomo alla paura maledetta per il niente senza fine – questo dissotterramento in linea di principio si aveva già con la prospettiva centrale, infatti su ciò che è giusto riguardo allo spazio e alle sue modalità di percezione bisogna convenire anche riguardo al tempo – avvenne il primo incontro con lo spazio infinito. Anche per questo la nostra epoca è particolarmente vicina al sedicesimo secolo, poiché essa, e d'ora in poi direttamente attraverso possibilità tecniche, deve sostenere il peso dell'horror vacui per il nuovo non meramente in modo rappresentativo e teorico. A una tale situazione estrema appartiene un'arte dell'estremo. Infatti, per citare un'affermazione di Jean Bazaine: non si fa la pittura che si vuole, ma si tratta al massimo di volere la pittura che l’epoca può realizzare.
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Il lavoro di William Turner come professore di prospettiva alla Royal Academy: D17020, grafite e acquarelli su carta, cm. 48.7x60.1 . Tate Britain, Turner Besquet CXCV 50.
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[1] . (N.d.R.) Helmuth Plessner, Zur Genesis Moderner Malerei (1958), in Plessner, Politik, Anthropologie, Philosophie. Aufsätze und Vorträge, Fink, Monaco 2001; it, La genesi della pittura moderna in Studi di estesiologia, cura di Alessia Ruco,, CLUEB, Bologna 2007.
[2] . N.d.A. – G. Schmidt, Kleine Geschichte der modemen Malerei von Daumier bis Chagall, Reinhardt, Basel, 2006. [3] .N.d.A. – [In italiano nel testo.] [4] .N.d.A. – Cfr. il mio lavoro Zur Geschichtspholosophie der bildenden Kunst seit Renaissance und Reformation [La filosofia della storia dell'arte figurativa dal Rinascimento alla Riforma] (GSVII, pp.7,49). |
[5] . N.d.A. – P. Klee, Confessione creatrice, in Id., Confessions creatrice e altri scritti, trad. it. di F. Saba Sardi, Abscondita, Milano, 2004, p. 13.
[6] . N.d.A. – Ci attendiamo una trattazione del problema del manierismo da Dagobert Frey [cfr. Manierismus als europäische Stilerscheinung, Kohlhammer, Stuttgart, 1964.]. Un contributo importante per il complesso di questioni toccate lo offre W. Keyser in Das Groteskc. Seine Gestaltung in Malerei und Dichtung, Oldenburg/Hamburg, Stalling, 1957. |
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