Archivio (comunque indiziario) dell'Ufficio Tecnico

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INTERVISTA DALL' . Pubblicata nel sito adolgiso.it . Dicembre 2002 .

. Armando Adolgiso . Siamo sull’U.S.S. Enterprise NCC-1701-D: lunghezza 642 metri, larghezza 467, altezza 137. Velocità massima: curvatura 9.8, velocità di crociera: curvatura 6. Mi trovo nella vineria della nave. Non sorprendetevi, chi mi conosce lo sa, sono capace di trovare un’enoteca in ogni angolo della Galassia. Ho convinto, infatti, il Capitano Jean-Luc Picard ad aprirne una qui. E’ stato facile: lui - come sapete dagli episodi di Star Trek – è nato in Francia nel 2305, in una famiglia di viticoltori, ci siamo intesi subito. E poi l’Enterprise ha 1012 effettivi, può ospitare fino a 5000 persone, insomma i clienti non mancano, 'sta vineria per lui è un affare! Inoltre, gli andassero storti un giorno i rapporti con quelli della Federazione Unita, può sempre mettersi a fare l’oste su qualche pianeta ospitale, basta che scansi il pianeta Terra...
Gli ospiti accanto a me sono Carmelo Romeo e Luciano Trina. Artisti visivi e organizzatori culturali. Nel 1978 fondarono la rivista di estetica operativa Aut.Trib.17139 (la misteriosa sigla è il riferimento al numero d’autorizzazione alla pubblicazione concessa dal Tribunale) che promosse mostre, convegni, dibattiti, principalmente diretti a verificare i rapporti fra arte e ideologia. Di, e su, quell’attività ne presentarono un creativo compendio anche in una performance prodotta da Pinotto Fava nello spazio Audiobox di Radio Rai...
Oggi, all’interno dell’associazione Equilibri Precari si sono fatti promotori di una iniziativa di arte urbana, dal titolo Avvisi alle Popolazioni ....Benvenuti a bordo...
. Romeo e Trina . (all'unisono) Salute a te; e che la Diva Bottiglia ti sia propizia.
. AA1 . Voglio farvi assaggiare questo Amontillado... Qua il bicchiere... Ecco fatto... Adesso ascoltatemi: il Capitano Picard è bravissimo, per lodarne la guida, a Roma direbbero “è un bel manico”, però noi nello spazio stiamo, schizziamo ”a manetta”, prudenza vuole che trasmettiate sulla Terra, come sempre chiedo iniziando la conversazione con i miei ospiti, il vostro ritratto interiore. Insomma, cominciando da te: chi è Carmelo secondo Carmelo?
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C R . Interiore? Vuoi proprio sapere cosa trasporta il mio cargo? Dopo quanto accaduto sul Pianeta Proibito, non scendo più a controllare il carico della mia stiva. Forse ho voluto fare il pittore per rimanere in superficie; anche se poi la semplice superficie risulta una cosa talmente complessa per quanto elementare. Ora che ci penso non ho mai realizzato un autoritratto. Mi viene da dire che sono uno che non chiude mai le porte. Credo dipenda da una caparbietà d’origine calabrese se ancora mantengo in vita i vecchi paragrafi di una autobiografia partita dal 1970 come Erostrato, e poi Frazione Clandestina, AutTrib 17139 o Archivio Forniture (critiche). Non è tutta ben ordinata – come si conviene e   converrebbe – ma se a qualcuno interessasse metterci il naso,  potrebbe provare a vedere i documenti nel sito di ArteIdeologia; e lì ci trova anche Luciano e altri antichi amici. Se ho detto di “provare”, è perché non sono neppure sicuro che funzioni proprio bene e tutto vi stia lì ben chiaro. Allora, alla fine si può dire che sono un approssimativo? Pensatelo pure; in fondo il calcolo infinitesimale, col suo approssimarsi allo zero, mi ha sempre affascinato. 
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AA2 . E Luciano secondo Luciano?
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L T . Se Michelangelo ha detto che viveva di ciò di cui morivano gli altri, io posso dire di morire di ciò di cui vivono gli altri. Chi non mi ha incontrato una sola volta non sa cosa sia un’operazione d’alta chirurgia; cosa sia una vita plurima. Io sono i molti. Come in uno specchio ammiro una gran folla. Passo dalle parole alle idee. Cambio idea senza pronunciare parola. I miei pensieri non mi pesano. Entrano nella mia vita come in una stanza, con la finestra aperta. Come la mano in un guanto, come il piede in una scarpa. I miei pensieri, liberi da rimpianti, senza compromessi, sono pronti ad ogni nuova impresa, al servizio di una prefigurazione di conquiste reali.
Vado senza voler andare da nessuna parte, vado per una strada libera dove mi conduce la mia libera mente. Non c’è una strada nuova che non possa liberarmi. La libertà la incontri nei luoghi delle partenze e degli arrivi. Io sto in una sala d’attesa. Non partirò senza di voi tutti. Vagabondi, siete le stelle del mio firmamento. Spedisco ora una cartolina al mio più lontano futuro indirizzo: “Sconosciuto, sei il benvenuto”. Ecco! Un artista senza opere. Per consumatori distratti non c’è nulla da vedere. D'altronde l’arte esige uno spettatore esigente. La compiutezza di alcuni miei lavori è solo finzione, il più delle volte è dovuta all’occasione. Solo “per esempio” ho scelto qualcosa; occasionalmente, suggerimenti, esempi in risposta a domande. Ho lasciato ad altri l’utilizzo; a certi piccoli uomini senza pensieri nei quali la grande ambizione ne ingigantisce soltanto l’infamia. Io lavoro alla cancellazione, alla scomparsa e non all’affermazione dell’io. Spesso ho firmato lavori come “anonimo” per restituire a tutti il sottratto. L’arte in questo è colpevole, e lo sa.
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AA3 . Ora che i miei avventori vi conoscono meglio, parlatemi di “Equilibri Precari”. Che cosa si propone quest’associazione culturale nata a Roma? Quali i suoi traguardi espressivi?
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C R . Senza dubbio ne deve parlare Luciano. Da diversi anni Equilibri Precari, con i costi dell’impresa, è soprattutto colpa sua.
. L T .  È un’associazione nata per promuovere l’arte contemporanea. Ha iniziato la sua attività nel gennaio del ’98, ed ha gestito in proprio uno spazio espositivo, Da allora ha presentato il lavoro di artisti di svariata provenienza. Uno spazio aperto ad una pluralità di esperienze. Questa sua disponibilità prescinde nondimeno da ogni logica che si riveli esterna ad un autentico pensiero dell’arte. Perché “precari”? Quando si conosce l’equilibrio non ci si appassiona a nulla. Siamo dei professionisti nell’autodidassi della passione. 
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AA4 . ”Equilibri Precari” invita a partecipare ad una manifestazione (con immagini, scritture, proposte, documenti, ecc.), inviando i materiali nella casella e-mail dell’Associazione: equilibriprecari@interfree.it. Titolo dell’operazione: Avvisi alle popolazioni. Di che cosa si tratta, e come s’articola?
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L T . Ho saputo che qualcuno ha avuto dei problemi a connettersi con il sito di Equilibri Precari. Lo spazio intergalattico fa degli scherzi bizzarri.
Riprovateci con insistenza, diligentemente, vi connetterete con 
     un castello di carte 
       un catalogo dei possibili 
         un elenco di ipotesi 
           un dizionario di necessità
ai nodi del destino
            ad eventi conoscitivi
              a sventure ed estasi
                a simulazioni rituali
                 agli incurabili del reciproco. E fate attenzione allo sfondo: i molti sono gli unici.-
. C R . È chiaro che “Avvisi” non vuole certo essere una iniziativa virtuale. Piuttosto ricadere pesantemente sulla Terra, ossia  nelle Metropoli, ovvero nella vita quotidiana degli abitanti delle metropoli e della Terra. Forse l’arte stessa non è altro che una collezione di Avvisi alle Popolazioni... Magari si tratta di avvisi mancati o inascoltati. Allora uno ci riprova, insiste. Comunque credo che proporre un intervento di arte urbana con questo titolo, nelle attuali contingenze del pianeta, sia più che sufficiente a segnarne la direzione programmatica  e le intenzioni, taciute ma sottintese. Per questo, assieme agli Stalker, lavoreremo anche ad un intervento a Corviale.
. L T . ...Anche se le città reali sono il fallimento, non il compimento delle nostre speranze. Questa realtà, per quanto sia spietata non distrugge l’immaginazione, anzi, ne rigenera la provenienza. Queste  città chiuse dalla paura, labirinti della ripetizione, narcisi riflessi esterni di sé stessi, alienate e infeconde, ci ricordano che viviamo sotto il cielo stellato delle nostre idee. Sono per l’affermazione di un eclettismo, di un nomadismo tendenzioso, fondato sulla consapevolezza che il percorso inizia dove finisce il mestiere dell’artista. La poesia è pratica di dispersione. Per me, in questo, l’arte mia non è finita. Io sono la causa, non il segno.
All’improvviso, nel silenzio
     decido per un momento 
       di non dire nulla. 
         Camminando e parlando
           adesso
             può essere che io e te
              in qualche posto 
                Chiacchiereremo. 
                  Siamo parenti? Non importa.
                    Non siamo in un cimitero.
                      Siamo in un paesaggio dove ci è passata la voglia di dire scemenze... Prosit!
. AA5 . Arte e Ideologia. Due termini che rapportati fra loro hanno oggi un momento di scarsa frequentazione. In che cosa trovate un’attualità di quel binomio?
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C R . In realtà siamo stati sempre incerti tra i termini “ideologia” e “politica”; poi, siccome si è iniziato a parlare con sempre maggiore insistenza di crisi o crollo delle ideologie - per non dire della rinuncia a storici programmi politici - allora si è provata compassione per il termine. Quando non si riconoscono più le ideologie è perché ne domina una sola: quella che esprime lo spirito stesso dei rapporti immediati, materiali, storici, economici. In altre occasioni ho avuto modo di sostenere che tutt'ora l’arte è condannata all’ideologia e non può sottrarsi alll’ideologia più di quanto all’artista è consentito sottrarsi all’aria – pur se quando ogni volta che uno tira un respiro certo non s’interroga su questa gassosa composizione che lo tiene in vita. Anche le istanze puramente formalistiche, come alcune di quelle poste dalle avanguardie storiche, sono state tutte avanzate prematuramente. Da tempo sono convinto che finché esiste la società di classi – come vedi faccio collezione di inattualità - l'arte è condannata alla politica, la forma all'ideologia, il significante al significato. Per il momento concedersi anche il "vizio" linguistico non può significare in alcun modo cancellare o ignorare il dato "politico", ma saperlo, silenzioso, sotto il pelo del segno, del gesto. Adesso che nessuno sembra frequentare questo tipo di inattuali problematiche, la presa dell’ordine stabilizzato e globalizzante risulta ancora più grande e più bello di pria...
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AA6 . Arte e Mercato. Secondo parecchi sono termini inconciliabili. Anche per voi?
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C R . Per niente. È’ una annosa polemica che ho affrontato fin dai primi anni 70 e - per quanto mi riguarda - risolta, almeno a livello teorico. Comunque ritengo che fin quando esiste la merce la questione rimane attuale, ricca di interesse. Non è accidentale se la questione del rapporto tra arte e mercato si presenta come conflittuale solo all’apparire del mercato delle merci; ma le ragioni di una tale conflittualità vanno ricercate e sono quelle proprie alla natura stessa della merce e del mercato nel loro periodo capitalistico. Dato il dominante modo capitalistico di produrre, i prodotti dell’arte divenutie merci, non possono certo considerarsi inconciliabili “a priori” con il loro proprio mercato. Anzi, del tutto conseguentemente, nel mercato essi trovano infine la loro ultima rifinitura. E' però innegabile che tra arte (produzione immateriale) e Capitale si rilevano delle conflittualità; ma non dobbiamo confonderle e ridurle agli inconvenienti personali. Se sul cammino dell’arte c’è una pietra d’inciampo, lo scandalon non è il mercato ma la merce e il determinato modo di produrla nell’epoca moderna, ossia il modo capitalistico. Rischio di essere pedante, e anche confuso... È colpa del boccale di vino che ci hai offerto? Spesso, quando l’artista o l’intellettuale parlano male del mercato è solo perché ne sono stati delusi. Il senso di inappagamento diviene un complesso di colpa come per una missione ignominiosamente fallita, di cui non si è stati all’altezza. Non c’è situazione più patetica e meschina di un innamorato non corrisposto: perennemente in palpitante attesa, allo squillo del telefono, sarà sempre pronto ad accorrere.
. L T . Il labirinto è la via giusta, per chi arriverà alla meta... in ogni caso sempre troppo presto se questa meta è il mercato. E' di li che s’entra; si entra e si esce; invece s’entra e non s’esce. Noi, abbiamo ritenuto superfluo estrarre i chiodi ed aprire le porte e le finestre.
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AA7 . Esprimersi oggi su tela e colori, lavorare con quei materiali, ha ancora un  senso?
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C R . Non credo proprio alla corbelleria del “chiodo scaccia chiodo”, specialmente nel campo dei linguaggi e dei media. Ogni forma espressiva, dalla più primitiva alla più recente – incluso quella elettronica e forse le altre che verranno – si sono mantenute nella loro singolarità, magari anche sommandosi, senza mai sparire completamente. Possiamo riconoscerle una ad una sugli scaffali delle possibilità e delle risorse. La pittura rimane uno dei modi dell’arte figurativa; un artista figurativo magari non l’adotta, ma non può dichiararsi per principio contro la pittura se non per necessità polemica. Il senso della pittura credo che oggi sia ancora molto forte. Un semplice sbafo sulla riproduzione fotografica della Gioconda racchiude tante più informazioni di quanto ne possa offrire un microcip. Solo che la pittura rischia di diventare farsesca quando, ad iniziare dalla transavanguardia, si rimette a rivisitare le scene madri della sua propria storia.
. L T . Io credo che pitturare ha un senso così come lo hanno tutti gli altri vizi.
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AA8 . L’arte elettronica la vedete come una smaterializzazione del corpo fisico delle arti così come le conoscevamo? oppure come una mutazione genetica?
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C R . Smaterializzazione, dici? Forse è proprio il contrario, se per vedere il più piccolo file di immagine o scrittura, devi occupare la casa con un metro cubo di ferraglia meccanica e vetro e fili di rame. C’è più lavoro morto in un computer di quanto ce ne possa essere in un foglio di carta extrastrong. E, al contrario, un semplice foglio di carta può raccogliere più informazioni e dati di quanti ne puoi mettere in una intera batteria di dischi rigidi. Se un granello di sabbia ti inceppa la tastiera, sei nei guai. La materia si riprende sempre il primato, e la rivincita. L’arte ancora mi sembra la stessa pappa di sempre che adesso viaggia a velocità interstellare, in accelerazione; ma poi tu puoi vederla solo al momento della frenata. Partendo dai propri materiali, la pittura ha esplorato le proprie possibilità fino a raggiungere il limite della sua propria smaterializzazione - nella superficie grigia di un Lo Savio, ad esempio... L’arte elettronica, se invece parte dalla smaterializzazione, come potrebbe muoversi senza avere come meta la materia?
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AA9 . Vedete un rapporto, e, se sì, quale, fra le avanguardie storiche e le nuove ricerche espressive dei nostri giorni, computer compreso?
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C R . Le avanguardie storiche, possiamo dire così, sono nate da e in un periodo storico rivoluzionario, o almeno di grandi sconvolgimenti che hanno fatto vacillare tutti i convincimenti precedenti. Si sono giovate di tutta quell’energia critica che, se prendeva la forma di specifiche problematiche artistiche, offriva, anche praticamente, modelli di risoluzione non solo ideologica.. modelli e modi risolutivi non solo ideologici... Tutto sembrava in marcia... Oggi sembra di assistere ai bivacchi di un diligente manipolo di zelanti con i compiti già fatti a casa che si agitano sul materasso mondiale in cerca di un angolo in cui starrsene comodi.
. L T . Quelle avanguardie davano un significato all’arte nell’intraprendere, al di fuori di ogni successo. Una impresa il cui esito non riguardava l’abilità. Dove si ritrovano  questi caratteri, lì c’è un rapporto di quelle avanguardie con le ricerche attuali. E spesso questo è riscontrabile negli artisti web.
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AA10 . Entrambi avete fatto studi di architettura. E’ l’occasione per una domanda ad hoc. Gillo Dorfles ricorda che proprio in architettura, prima ancora che nei lavori di Lyotard, di Foucault, di Barthes, si sia parlato di moderno e postmoderno. Perché quell’importante dibattito è partito da lì e non da altri territori espressivi?
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C R . Ci prendi a tradimento. Forse questo anticipo è avvenuto perché l’intero ciclo dell’architettura moderna ha iniziato a subire un evidente declino già nel corso dei primi anni settanta, quando gli architetti dovettero registrare il fallimento di ogni tentativo di risolvere e governare gli squilibri del territorio. Liquidata anche l’illusione di poter costruire modelli decisionali di lunga durata, il sistema dei valori si fece flessibile, strumentale, adattabile a bersagli sempre più ravvicinati. Un avvicinamento che dileguava ogni contraddizione e contrapposizione tra razionalizzazione della produzione e della progettazioni e soggettivismo formale; tra ideologia della pianificazione e poetica del manufatto. Così, in mancanza di nuove ed originali ideologie progettuali e poetiche, si apriva una fase ulteriore della medesima architettura moderna; stavolta, reattivamente, aperta alle citazioni stilistiche e disposta alle più disparate esigenze congiunturali. Allora, giustamente, post-moderna; dunque, trattandosi di architettura, il cambio di marcia ebbe una notevole evidenza. Che successivamente il termine sia stato utilizzato più estensivamente - perché riconosciuto efficace a propagandare l’idea di un superamento definitivo di un’epoca che, pericolosamente, lasciava irrisolte tutte le contraddizioni sociali ed economiche scaturite nel corso del secolo - è altra faccenda. Più interessante chiederci come si sono potute costituire quelle illusioni dell’architettura moderna. Io ritengo siano imputabili anche al fatto che si era creduto di poter fare un’architettura per una società nuova senza chiedersi se ciò sia possibile prima di una compiuta rivoluzione sociale. Ancora un caso di istanze avanzate prematuramente?
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AA11 . Ha detto il noto cyberpensatore Derrick de Kerckhove che la connettività è una delle grandi scoperte del mondo moderno, aggiungendo che essa però è sempre esistita tra gli uomini, ma prima non si era capaci di servirsene. Oltre alla connettività, nel campo dell’arte, quali valori attribuite al web?
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C R . Per quello che ne so, la connettività sta favorendo e sollecitando proprio i rapporti tra arte e politica e ideologia... Appunto l’incontro tra tutti quei termini di cui se ne dubitava l’attualità. Se vuoi l’interconnettività devi creare una dinamica comunicativa che superi il prodotto per richiedere l’altro a completamento e integrazione. Operare con il web rende necessario superare il merito per proporre il metodo; allora mette al centro non la cosa ma il processo, il procedimento, le azioni pratiche, esterne alla rete. 
. L T . Per fare il minimo di passo avanti occorre il massimo di utopia. Abbiamo nostalgia del futuro. Immaginatevi un viaggio all’inverso, normale fino all’estremo. Perduta ogni attrattiva reciproca potremmo ritrovarci nell’abisso. Il web cancella ogni frontiera definitiva in una corrente circolatoria, in una toponimia fittizia. Da un luogo reale ad uno spazio abitato dal possibile. Dall’altra e da questa parte. Il qui e il là contemporaneamente. L’ubiquo. 
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AA12 . A tutti gli ospiti di questa taverna spaziale, prima di lasciarci, infliggo una riflessione su Star Trek. Come sai, Roddenberry ideò il suo progetto avvalendosi non solo di scienziati ma anche di scrittori lontani dalla fantascienza, tanto che ST risulta ricca di rimandi letterari sotterranei, e talvolta non troppo sotterranei. Che cosa rappresenta quel videomito nel nostro immaginario?
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C R .  Star Trek, dici? Confessa piuttosto che stiamo viaggiamo dentro un motore di ricerca con il capitano Jean-Luc Pantagruelle, e che tu non sei altro che Panurge in cerca dell’oracolo della Divina Bottiglia....! 
. A A . Siamo quasi arrivati a RomTrin, pianeta che si regge solidamente su equilibri precari, abitato da alieni che inviano impegnativi avvisi alle altre popolazioni della Galassia... Se dovete scendere, vi conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui l’intervista, anche perché è finita la bottiglia di Amontillado. Però tornate a trovarmi, io qua stò! Intesi eh?
. C R e L T . (all'unisono) ...allora noi paghiamo la prossima volta! Ciao. 
. AA . Vabbè, vi saluto com’è d’obbligo sull’Enterprise: lunga vita e prosperità!-

Sezione 6

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