LA DONNA E IL SOCIALISMO

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August Bebel . 1883 . ediz.1905
arteideologia raccolta supplementi
made n.15 Maggio 2018
LA RIPRESA DELLE OSTILITÀ
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LA DONNA NEL PRESENTE . 5 . 1

LA PROSTITUZIONE COME ISTITUZIONE SOCIALE NECESSARIA NELLA BORGHESIA . 1

Il matrimonio rappresenta uno degli aspetti della vita sessuale della società borghese, la prostituzione ne integra un altro.
Il matrimonio è la medaglia, la prostituzione ne è il rovescio.
Se l’uomo non trova nel matrimonio il desiderio soddisfacente, lo cerca nella prostituzione, come fanno tutti coloro che, per qualunque motivo, debbono rinunziare alla vita coniugale.
Per gli uomini liberamente o forzatamente celibi, come per quelli cui il matrimonio non corrisponde all'aspettativa, le condizioni sono dunque molto più favorevoli di quanto non siano per le donne.
Gli uomini hanno sempre considerata la prostituzione come un privilegio che spetta loro per «diritto». E sono questi stessi uomini che più severamente giudicano la donna la quale, non essendo una prostituta, commette «un fallo».
L'uomo non ignora che la donna ha gli stessi suoi istinti, anzi che questi in certi periodi della vita si fanno sentire più intensi che mai. Forte della sua posizione di padrone, la costringe a soffocare i più violenti stimoli e fa dipendere dalla sua castità la sua reputazione sociale e la possibilità di maritarsi. In nessun modo più violento, ma anche più evidente, potrebbe essere provata la dipendenza della donna dall'uomo, come da questo concetto e dal giudizio assolutamente diverso che si fa di entrambi riguardo al soddisfacimento del medesimo istinto.
L'uomo è particolarmente favorito dalla natura, che ha assegnato alla donna le conseguenze dell'atto generativo, mentre egli, all’infuori del godimento, non ha né fatiche né responsabilità. Questa condizione vantaggiosa di fronte alla donna ha cagionato quella sfrenatezza nelle esigenze sessuali per la quale si distingue una gran parte degli uomini. E poiché esistono molte cause che impediscono la legittima soddisfazione dell'istinto sessuale o lo lasciano raggiungere solo insufficientemente, ne consegue che si cerca di soddisfarlo per vie non naturali.
La prostituzione diventa quindi un’istituzione sociale necessaria per la borghesia come la polizia, l’esercito permanente, la chiesa, gli intraprenditori.
Ciò non è esagerato e lo proveremo, Abbiamo esposto quale concetto si avesse in tempi antichi della prostituzione e come fosse ritenuta necessaria, anzi organizzata dallo Stato, e in Grecia e a Roma, ed è stato anche esposto quali vedute prevalessero in proposito nel medio evo cristiano.
Anche S. Agostino, che, dopo S. Paolo, dev'essere ritenuto la colonna più salda del cristianesimo e predicò con zelo l'ascetismo, non potè fare a meno di esclamare: «Sopprimete le donne pubbliche e la forza delle passioni sconvolgerà il mondo intero ». Il concilio provinciale di Milano nel 1665 si espresse nell'istesso senso.
Ascoltiamo adesso quello che dicono i moderni. 

[la prostituzione e i moderni] 

Hügel dice nella sua Gcschichte, Statistic und Regelung der Prostitution in Wien: «Il progresso della civiltà conferirà a poco a poco alla prostituzione forme attraenti, ma solo con la fine del mondo scomparirà dalla superficie terrestre». In questo vi è molta verità, ma solo potrà convenire con l’Hügel che non si diparte dal concetto della forma borghese della società e non riconosce che questa dovrà trasformarsi per arrivare a condizioni più sane e naturali.
Del medesimo parere si sono manifestati anche Wichern, l'antico pio direttore della casa Ranhen di Amburgo, Patton di Lione, William Tait di Edimburgo e Parent-Duchatelet di Parigi, celebre per le sue ricerche sulla prostituzione e sulle malattie veneree.
«La prostituzione e inestirpabile, poiché è collegata con le istituzioni»; e tutti chiedono che venga regolata dallo Stato. Anche Schmölder scrive: «La prostituzione come mestiere è sempre esistita, in tutti i tempi e in tutti i luoghi e, secondo l’opinione pubblica, rimarrà sempre una compagna dell’umanità”. [1]
A nessuno dei soprannominati viene in mente che con altro ordinamento sociale possano scomparire le cause della prostituzione; nessuno cerca di indagare le cause della medesima.
Ad alcuni che si occupano di questa questione è venuto in mente che le tristi condizioni sociali in cui vivono molte donne possano essere la causa principale per cui tante di esse vendono il loro corpo, ma ciò non conduce alla conseguenza che debba dunque esser necessario creare altre condizioni sociali.
Ai pochi che riconoscono che la causa principale della prostituzione sono le condizioni economiche appartiene Bade, che nella sua opera «Ueber Gelegenheitsmacherei und öffentliches Tanzvergnügencosì si esprime: «Le cause della bassezza morale nella quale cade la prostituta stanno nelle condizioni sociali. La dissoluzione delle classi medie e della loro esistenza materiale, a preferenza della classe operaia, permette oggidì solo ad un piccolo nucleo di persone di esercitare un mestiere che lo rende indipendente». Bade è concorde dicendo: «La miseria dell’esistenza materiale che ha già distrutto una parte della famiglia della classe media e finirà col disgregare il resto, conduce anche alla demoralizzazione della famiglia e specialmente della parte femminile di essa».[2]
Infatti egli mostra una statistica della polizia berlinese dal 1871 al 1872 sull’esistenza di 2224 prostitute di cui:
1015 (47,9%), appartenenti alla classe dei mestieranti;
  467 (22,0%), appartenenti alla classe die lavoranti di fabbriche;
  305 (14,0%), appartenenti alla classe dei piccoli impiegati;
  222 (10,4%), appartenenti alla classe dei commercianti:
    87 (04,1%), appartenenti alla classe dei contadini;
    26 (‘1,2%), appartenenti alla classe dei militari.
Di 102 di esse non fu possibile rintracciare la condizione paterna.
Disgraziatamente, nessuno che abbia voce in capitolo si occupa di simili ricerche. Tutti si occupano di fatti che stanno loro dinanzi e giudicano di conseguenza come la Wiener medizinische Wochenschrift nel n.35 dell’anno 1863, che scrive: «Che cosa rimane alla classe dei celibi volontari o forzati per soddisfare il bisogno naturale se non il frutto proibito di Venere Pandemia?» E il giornale conclude: «Se dunque la prostituzione è necessaria, essa ha diritto ad esistere ed esige ancora protezione  ed impunità da parte dello Stato». Hügel si dichiara nella sua opera della stessa opinione.
Si pensa dunque solo all'uomo, al quale il celibato è un tormento, un martirio, ma i milioni di zitelle debbono starsene paghe.
Ciò che è regolare per gli uomini non è regolare per le donne, anzi è immoralità e colpa.
 

[ proprietari di case e medici di polizia ] 

Un medico di polizia di Lipsia, il dottor Kühn, dice nel suo libro Die Prostitution um 19 Jahrhundert vom sanitatspolizeilichen Standpunkt - «La prostituzione non è solo un male da tollerare, ma necessario, poiché protegge la donna dall’infedeltà (che solo gli uomini hanno diritto di commettere - A.Bebel) e la virtù (naturalmente femminile, perché gli uomini non ne hanno bisogno - A.B.) dalle insidie (sic) e quindi dalle cadute».
Queste parole caratterizzano senza velo il crasso egoismo dell’uomo. Kühn parte dal punto di vista di un medico di polizia, il quale s'impone il compito di sorvegliare la prostituzione per salvare l’uomo da spiacevoli malattie. Nell'istesso senso si esprime il suo successore Eckstein nel 12° anniversario della fondazione della società fra i proprietari di case e di fondi urbani avvenuta a Magdeburgo nell’estate del 1890. Gli onesti proprietari di case volevano sapere come dovessero tenere a freno le prostitute che spesso andavano ad abitare nei loro stabili e proteggersi dalle punizioni in cui incorrevano dando loro asilo.
Eckstein disse ancora che la prostituzione era un «male necessario» sempre esistito presso tutti i popoli di tutte le religioni.
Anche il dottor Fock in un articolo nel Deutschen Vierteljahrsschift für öffentliche Gesundheispflege, vol. XX, fasc.I sotto il titolo La prostituzione nei suoi rapporti etici e sanitari, considera la prostituzione un “necessario concomitante delle nostre istituzioni civili”.
Egli teme una sovrabbondanza di maschi, se, per poter soddisfare i bisogni sessuali tutti gli uomini dovessero sposarsi, e ritiene quindi importante che la prostituzione sia “regolata” dallo Stato.
Egli trova naturale che lo stato regoli e sorvegli la prostituzione e si assuma la cura di fornire agli uomini donne immuni da sifilide.
Si dichiara favorevole alla più severa sorveglianza «di tutte le donne che si abbandonino a vita licenziosa».
Anche se queste appartenessero alle classi elevate? E’ la vecchia storia.
Fock chiede inoltre sia imposta una tassa alle prostitute e sia necessario il concentramento di esse in strade assegnate. In altre parole lo Stato cristiano vuol procurarsi una nuova fonte di entrata con la prostituzione, mentre per il bene degli uomini s’impegna di organizzarla e proteggerla.
Che cosa disse l’imperatore Vespasiano in simile circostanza? Non olet!
Da un simile punto di vista si parte il dott. Enrico Severus che in un opuscoletto «Prostitution und Staatsgewalt» [3] si dichiara ugualmente favorevole al riconoscimento locale della prostituzione. Egli vede pure in essa un'istituzione molto utile, essendo concomitante al matrimonio, senza cui si nuocerebbe alla libertà di questo.
La prostituzione costituisce secondo lui una specie di valvola di sicurezza per la società civile. Egli afferma: «Una gran parte della miseria che crea al giorno d’oggi tante pericolose situazioni sociali è da attribuirsi al fatto che vengono conclusi tanti matrimoni senza prima chiedersi come si potranno procurare i mezzi necessari di sussistenza. Lo Stato ha l’interesse che non abbiano luogo quei matrimoni in cui i genitori non possono sufficientemente provvedere ai figli che ne nasceranno, e che, essendo figli legittimi, non potrebbero essere collocati fra i trovatelli e quindi minaccerebbero la sicurezza dello Stato. La prostituzione impedisce che per secondare gli stimoli naturali possano venire contratti matrimoni i quali, mentre aumentano la popolazione, introducono elementi che, per l’educazione trascurata, per mancanza di mezzi e per avere avuto una gioventù priva di gioie, diventano, nemici della società».
Con la prostituzione regolata dallo Stato si otterrebbe un mezzo salutare e produttivo contro la democrazia sociale; concetto che per lo meno non manca di originalità. Non è dunque ben detto che la prostituzione è un'istituzione necessaria al mondo borghese come la polizia, l'esercito permanente, la chiesa e gli intraprenditori?
Nell'Impero Tedesco la prostituzione, non è come in Francia, organizzata dallo Stato, ma soltanto tollerata; i postriboli sono proibiti dalla legge ed i mezzani severamente puniti. Ciò non impedisce che in molte città, fra cui Königsberg, Stettin, Kiel, Lübeck, Hamburg, Altona, Bremen, Köln sul Reno, Strasburgo, Magdeburg, Brunswick, Carlsruhe, Stuttgart, Müncen, ecc. ecc. esistano come un tempo i postriboli tollerati dalla polizia. Condizione quasi inconcepibile, la cui contraddizione con la legge è ben nota ai capi dello Stato. Mentre il codice penale tedesco punisce chi accorda asilo ad una prostituta, dall'altro lato la polizia si vede costretta a tollerare migliaia di queste donne e ad aiutarle nel loro mestiere allorché si iscrivono nei registri della polizia e si sottomettono alle regole prescritte, per esempio alla visita medica periodica. Se lo Stato ammette dunque le prostitute e le protegge nell'esercizio del loro mestiere, dovranno avere anche un’abitazione; ciò rientra nell'interesse della salute e dell'ordine pubblico.
Quale contraddizione! Da un lato dunque lo Stato riconosce ufficialmente che la prostituzione è necessaria; dall'altro perseguita e punisce prostitute e mezzani. Questo contegno conferma che la prostituzione è per la società attuale una sfinge di cui non si riesce a sciogliere l’enigma. La religione e la morale condannano la prostituzione; la legge punisce chi la favorisce e contemporaneamente lo Stato la tollera e la protegge. In altre parole, la società odierna che si vanta della sua moralità, della sua religione e della sua civiltà, deve tollerare che la scostumatezza e la corruzione s'infiltrino nel suo corpo come un lento veleno. Ma ci rimane ancora a fare qualche altra considerazione.
Lo Stato cristiano dichiara che il matrimonio è insufficiente a soddisfare gli istinti sessuali e che l’uomo ha diritto di pretendere soddisfazione completa. La donna ha valore nello Stato solo in quanto si concede alle illegittime voglie dell'uomo, cioè a dire si prostituisce. La vigilanza e il controllo dello Stato sulla prostituzione non colpiscono anche l’uomo (ciò che sarebbe ragionevole, se la visita medica potesse avere qualche significato e successo) fatta astrazione poi dal fatto che giustizia esigerebbe uguale applicazione per entrambi i sessi.
Questa protezione dell'uomo contro la donna mette in chiaro la vera natura dei rapporti tra i due sessi.

Sembrerebbe che l’uomo rappresentasse il sesso debole e la donna il forte, questa fosse la seduttrice e quegli il debole, il sedotto. Il mito della seduzione fra Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre continua ad influire sulle nostre vedute e sulle nostre leggi e dà ragione al cristianesimo. «La donna è la grande seduttrice, il vaso del peccato».
L'uomo dovrebbe vergognarsi della parte triste e indecorosa che rappresenta.
Ma egli si compiace in questa parte di debole e di «sedotto», poiché quanto più è protetto, tanto maggiormente può peccare.

[ masse e sesso ] 

Dove gli uomini si raccolgono in massa sembra non possano fare a meno delle prostitute.
Ciò risulta fra l'altro, dagli avvenimenti occorsi nella festa del 1890, avvenimenti che indussero 2300 donne a esprimersi nel modo seguente in una petizione rivolta al primo borgomastro della capitale germanica: «Vogliate permettere, ill.mo Signore, di riferire ciò che fu già reso pubblico nella provincia dalla stampa e da altre comunicazioni sulla testa del tiro federale avvenuta quest'anno a Pankow dal 6 al 13 luglio. Le informazioni apprese con profondo sdegno e raccapriccio su quella festa dicono fra l'altro: “Primo araldo tedesco, il più celebre cantante del mondo”. “Cento signore e quaranta signori”. “Inoltre piccole baracche (Tingeltangel) e bersagli dove alcune donne, spudorate all'eccesso, si gettavano sugli uomini”. Di più “concerti liberi”, in cui le ballerine assai leggermente vestite invitavano sfacciatamente con sorriso seduttore studenti ginnasiali, padri di famiglia, giovani ed anche uomini maturi, al riposo riparatore…  Ma la signora semi-nuda che invitava alla visita nei “segreti di Amburgo o una notte in S. Paolo”, avrebbe potuto con ragione esser messa da parte per ragioni di polizia. E poi la cosa più orribile - cosa che appena i borghesi provinciali maschi e femmine possono arrivare a concepire trattandosi della rinomata capitale dell'impero, è la voce che corre che la direzione avrebbe dovuto permettere di impiegare come cantiniere senza stipendio molte ragazze invece dei camerieri... Noi donne tedesche quali mogli, madri e sorelle abbiamo mille occasioni di mandare i nostri mariti, figli e fratelli a Berlino a servizio della patria, e quindi preghiamo umili e fiduciose la S. V. Ill.ma perché, valendosi della sua grande autorità ed influenza quale primo magistrato della capitale, voglia ordinare un'inchiesta sopra simili indegnità, o pure imporre quegli ordini che la S. V. riterrà più convenienti allo scopo, affinché non lascino in nessun modo ripetersi le consuete orge, specialmente in occasione dell’imminente commemorazione di Sedan… » (!!!)
In tutte le grandi feste, anche nelle così dette nazionali, dove gli uomini si radunano in massa, accadono fatti consimili.
Gli Stati germanici fecero ripetuti tentativi per evitare la contraddizione che esiste in pratica riguardo alla prostituzione fra il potere di Stato e il codice penale. Essi fecero anche progetti di legge che, fra le altre cose, autorizzavano la polizia ad assegnare date abitazioni alle prostitute. Convenivano che la prostituzione non dovesse essere soppressa e fosse quindi la cosa più pratica tollerarla e controllarla. Questa legge doveva avere per risultato  - e su ciò tutti erano concordi - di ristabilire i bordelli che da quarant'anni erano stati in Prussia ufficialmente soppressi. Questi tentativi da parte della legge cagionarono forte eccitamento ed una quantità di proteste allo scopo d'impedire che lo Stato si erigesse a protettore della prostituzione inculcando la credenza che il far uso di essa non fosse cosa contraria alla morale, ma fosse un mestiere come un altro. Questo progetto di legge che riscontrò le più violente opposizioni del parlamento è rimasto finora in sospeso, ma il fatto che tali leggi possano essere proposte mostra le condizioni imbarazzanti nelle quali ci troviamo.
La prova che lo Stato vigila sulla prostituzione non solo ingenera nell'uomo la convinzione che anche la favorisca, ma che il controllo che esercita lo preservi dalla possibilità di contrarre malattie, e ciò facilita la sua spensieratezza e l’uso di questo genere di appagamento dei sensi.

[ le dame della regina ] 

I bordelli non diminuiscono le malattie veneree, ma le favoriscono, poiché rendono gli uomini più scapati ed incauti. Il nome irrisoriamente conferito in Inghilterra alle prostitute iscritte di dame della regina, poiché erano state privilegiate con un decreto emanato da questa, da un'idea del concetto che la protezione dei bordelli può ispirare.
L'esperienza ne insegna che, né l'erezione di istituti di prostituzione sorvegliati dallo Stato, né la visita medica controllata dalla polizia danno sicurezza contro il contagio.
Così scriveva il dott. Alberto Eulenburg nel 1898 dietro richiesta del comitato femminile di Vienna per combattere la limitazione delle prostitute in dati quartieri: « Riguardo alla sorveglianza, da parte della polizia, della prostituzione - senza disconoscere naturalmente le difficoltà pratiche di simile introduzione, sono per principio completamente d'accordo con la vostra petizione e considero ingiusta la pratica usata nella maggior parte dei paesi, indegna e del tutto inadatta a conseguire con sicurezza lo scopo prefisso».
Il 20 luglio 1892 la società medica berlinese si pronunziò in proposito dicendo che il riconoscere la necessità dei bordelli non era cosa raccomandata né dall'igiene, né dalla morale.
La natura di queste malattie è spesso tale che non si lascia facilmente riconoscere, e quando anche vi fosse questa possibilità, occorrerebbe più di una visita al giorno, cosa che per il numero delle donne in questione e per riguardo alle spese necessarie si rende addirittura impossibile. Dove debbono visitarsi dalle trenta alle quaranta prostitute la visita è poco più di una finzione e il numero di una o due visite alla settimana è assolutamente insufficiente.
Il  dottor Blaschko [4] dice: «La supposizione che il controllo delle prostitute offra una protezione contro il contagio è purtroppo errore molto diffuso e funesto. Si potrebbe più a ragione dire che tutti coloro che hanno rapporti con prostitute o donne di facili costumi si espongono ogni volta ad un pericolo».
Ma il successo di questa precauzione naufraga, perché gli nomini che trasportano il germe del male da una donna all'altra non sono in nessun modo molestati. Una prostituta trovata sana al momento della visita può, nella stessa ora, venire contagiata da un uomo infetto e, a sua volta, continuare a comunicare il contagio ad una serie di clienti fino alla seguente visita o fino al memento in cui si accorge di essere ammalata.
Il controllo non è soltanto illusorio, ma vi si aggiunge che le visite obbligatorie per parte di medici maschi, invece che femmine, offendono profondamente il sentimento del pudore, anzi arrivano ad annientarlo addirittura. Ciò viene affermato da una quantità di medici incaricati di questo controllo ed anche dal rapporto amministrativo ufficiale del presidio di polizia berlinese dove è detto:  «Può essere ancora che la costatazione delle donne colpite da sifilide le faccia cadere moralmente anche più in basso».[5]
Le prostitute stesse fanno di tutto per sottrarsi al controllo, di cui altra conseguenza è di rendere difficile, anzi impossibile, ad esse di dedicarsi ad un onesto mestiere. Una donna caduta sotto il controllo della polizia è perduta per la società e in pochi anni si riduce generalmente alla completa miseria.
Il quinto congresso a Genova per la lotta contro l'immoralità del regolamento poliziesco della prostituzione dichiarava che: «La visita medica obbligatoria delle prostitute è un castigo crudele per la donna, poiché le infelici che vi sono soggette sono precipitate nella rovina distruggendo il resto di pudore che può esistere ancora nelle più reiette. Lo Stato che vuole regolare poliziescamente la prostituzione dimentica che egli deve uguale protezione ad entrambi i sessi; egli nuoce moralmente alla donna poiché la vilipende. Ogni sistema di controllo ufficiale della prostituzione ha per conseguenza la lesione della garanzia legale assicurata ad ogni individuo, anche al delinquente, contro un arresto e una prigionia arbitraria. E poiché questa offesa al diritto colpisce soltanto la donna, ne segue una ineguaglianza contro natura tra essa e l‘uomo. La donna viene trattata come semplice strumento, non come individuo. Essa sta al di fuori della legge».

In Inghilterra osserviamo quanto il medico della polizia non giovi a nulla. Prima che venisse la legge, nell'anno 1867 il numero dei casi di sifilide nei luoghi di guarnigione delle truppe di mare e di terra era del 91‰. Nel 1886, cioè diciannove anni dopo stabilita la legge, ascese al 110‰, ma nel 1892, sei anni dopo l'abolizione della legge era discesa al 79‰. Nella popolazione borghese dal 1879 al 1882, cioè mentre la legge era in vigore, i casi di sifilide ascendevano al 10‰; dal 1885 al 1889, cioè dopo che questa fu abolita, all'8,1‰.
Sulle prostitute soggette alla visita medica la legge aveva un effetto del tutto opposto a quello della truppa. Nel 1866 su 1000 prostitute ve n'erano 121 ammalate; nel 1868, due anni dopo promulgata la legge, 202; diminuirono poscia a poco a poco tornando poi ad aumentare nuovamente nel 1874 fino a 16 casi più di quanti fossero nel 1866, Anche la mortalità delle prostitute aumentò spaventevolmente durante il tempo in cui la legge fu in vigore. Nel 1865 questa ascese al 9,8‰, mentre nel 1874 salì fino al 23‰. Quando sul cadere del 1860 il governo inglese fece il tentativo di estendere la visita medica a tutte le città del regno, si sollevò  generale indignazione nel mondo femminile inglese, che considerava tale legge come offesa a tutto il sesso in genere.
L’habeas corpus, quella legge fondamentale che protegge il cittadino inglese dagli attacchi arbitrari della polizia, sarebbe stato abolito per le donne. Ogni funzionario di polizia rozzo, vendicativo, o spinto da altro basso motivo, avrebbe potuto insultare la donna più onesta se gli si fosse affacciato il sospetto che essa fosse una prostituta, mentre la scostumatezza dell'uomo rimarrebbe intangibile, anzi sarebbe protetta e favorita dalla legge.
Sebbene l’interessamento delle donne inglesi perché non venisse vilipeso il proprio sesso, le esponesse a erronei apprezzamenti e ad osservazioni sprezzanti da parte degli uomini di limitato intelletto, le anglo-sassoni si opposero con viva energia all'introduzione di questa legge. I giornali e gli opuscoli discussero il pro e il contro ed impedirono la diffusione della legge, cui seguì nel 1885 l'abrogazione completa di essa. La polizia tedesca possiede simili poteri, e i casi venuti a cognizione pubblica di Berlino, di Lipsia, di Colonia, di Annover e di molti altri luoghi dimostrano quanto sono facili l’abuso o i malintesi nell'esercizio di questo potere, senza però che da noi si faccia opposizione energica contro simili arbitrî.

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[1] - SCHMÖLDER, Die Bestrafung und polizeiliche Bechanlung der gewermässigen Unzucht di Diisseldorf, 1892.
[2] - Berlin, 1858.
[
3] - Dresden 1899.
[
4] - Handbuch der Hygiene edito dal dott. Th. Weil, vol. X. Hygiene der Prostitution und venerischen Kraukheiten del dottor A. Blaschko, Berlino. Jena 1901, pag. 111.
[
5] - Secondo rapporto del presidio di polizia di stato berlinese dal 1881 al 1890. Si veda pag. 351-359.
- Le parti precedenti a questa versione italiana del testo di Bebel del 1883 sono in nømade nn. 11,12,13 e 14.  Viene riportata integralmente la traduzione della 36esima edizione tedesca aggiornata, autorizzata e prefatta dall’A., stampata a Palermo per l’editore Remo Sandron nel 1905. Il volume, di 632 pagine, proviene dalla biblioteca personale di una duchessa palermitana). – Le note sono dell’A.; il testo originale non presenta gli inserimenti tra parentesi quadre, da attribuire alla redazione.