Archivio (comunque indiziario) di Analisi del Periodo
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LA RICERCA DELL'ORO . Una "mostra di pittura" con lavori di Maurizio Benveduti, Tullio Catalano e Carmelo Romeo alla galleria Lascala, Roma, Piazza di Porta San Giovanni, maggio-giugno 1985 .

"...consigliare la partenza e il viaggio dovunque vadano; tutti sanno naturalmente che essi sono i nemici di quelli che sono capaci di fermarsi a lungo in una medesima stanza, gli esseri sono chiusi per loro, come dei globi stagnati. Continuano ad andare avanti aspettando la felicità della benevolenza del caso, come se quella mescolanza di cause imbrogliate fosse un dio che distribuisse compensi; ma un uomo ostinato, in cui l'amore spontaneo per un luogo e per un tipo particolare di azione e un metodo costante non distruggono le passioni, può essere efficiente nei confronti di queste cause e sbrogliarle. Dunque deve FERMARSI; per dire "la mia dimora" senza arrossire, bisogna amare la capacità vera. I viaggiatori sul serio, i veri "evasi" sono i testimoni risibili di un'umana incapacità" . (Paul Nizan, Aden Arabia)

La ricerca dell'oro è prova delle ulteriori possibilità di modulare il discorso che i tre autori perseguono da tempo sul filo sempre rischioso dell'ideologico e del politico, dell'arte e della critica, con invarianza d'intenti anche negli interessi divaricati delle espressioni.
Se al titolo apponessimo il punto di interrogazione probabilmente ne emergerebbe tutta l'ironia sottesa, coglieremo le fila che si dipartono dai singoli lavori e che sembrano poggiare proprio su un ironico proponimento di mettersi al passo dei tempi, segnando però il livello di guardia di una fase culturale che appare sempre più conformarsi su questioni di ordine pubblico.
I nessi con le categorie dell'ideologico e del politico, dell'arte e della critica, si fanno sottili, affinati e resi quasi impalpabili dal lavorio dei 'distinguo' a cui ci hanno abituato le sottili enunciazioni del pentitismo dilagante.
Così anche la pittura può tranquillamente pentirsi di non essersi interessata dei pittori.
Ma risulta impossibile oramai, dopo l'ossessione del politico, decantare dall'opera d'arte i grumi di storia, le incontrovertibili morti sociali, insomma i dati pesanti (è questo l'oro di cui si parla?) per assicurargli un Eden metastorico dal quale possa esclamare il candido "non so altro".
E il passo di Paul Nizan, riportato nel retro dell'invito, sembra sottolineare che non vi sono possibilità di fuga - tanto una pallottola vagante alla fine ti raggiunge, magari a Dunkerque.
Come sempre l'azione efficace non può svolgersi che fuori dall'illusione del gesto pittorico. E quando questa azione ancora non può compiersi, l'unico programma rimane quello di cercare i modi per prepararsi adeguatamente a quando sarà possibile una non più metaforica emancipazione dell'artista dalla prigionia del quadrato.


Sezione 4
Analisi del Periodo
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