Archivio (comunque indiziario) di Bunker
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FAX DI UNA JENA . 1994 . Fax di Carmelo Romeo al seguito della spedizione in Serbia di una valigetta di ferro rossa . Vedi dettaglio dei materiali contenuti .

Per
BIRO ZA BALKANIZACIJU UMETNOSTI . Mira Brtika & Grozdana Sarcevic
Da
Ufficio Tecnico per la Immaginazione Preventiva (Roma - I)
Fax
per Belgrado
Data
 13/10/1994
oggetto
Strategie della sopravvivenza
pag.
 allegato Embargo


Carissimi, 
ormai c'è troppa popolazione che sopravvive oltre i calcoli attuariali degli Istituti nazionali di previdenza e porta alla rovina i Sacri Bilanci Statali. Però le soluzioni a questo come ad altri simili impacci contabili sono già state sperimentate con ottimi risultati durante e dopo due massacri mondiali. Ossia: turn over di massa!
Ora siamo in una fase di anteguerra - che magari durerà ancora qualche decennio nel quale si avvicenderanno crisi economiche e politiche e militari sempre più piccole quanto rovinose, fino all'unica irreparabile.
Forse si morirà guardando al televisore la bomba di precisione mentre scende precisamente sulla verticale del nostro salotto di contenzione. 

Se volete essere "preventivi" ed educati, lasciate sul comò la lapide marmorea con su scritto: scusate il disordine.
Parlare di sopravvivenza implica che già stiamo agendo in uno scenario di morte. Implica però anche che vi sarebbe una via di scampo. Allora date una occhiata alle carte geografiche e provate voi ad indicarla. 
Di chi sono i cadaveri che ammorbano l'aria? 
Sempre più spesso non ci sono neppure i corpi: sono desaparecidos, vaporizzati come tanti poveri corpus christi.
Un dolore acuto colpisce gli occhi, la lingua, le orecchie, le dita, il naso delle sopravvissute Marie Addolorate.
E intanto i grandi profumieri fanno affari d'oro!

Da parecchio tempo si dice che anche l'arte è morta. E tanto più ne è stata consapevole quanto più ha tentato di reincarnarsi, con accanimento terapeutico, ponendo la storica questione del rapporto tra arte e vita - che poi è il vero discrimine che caratterizza l'arte contemporanea; dai futurismi al surrealismo, a fluxus, alla pop, con happening e performance al seguito - per poi tornarsene, come uno zombie in libera uscita, pur sempre nei sacelli museali. 
Intanto il problema si era posto.
Persino dall'Impressionismo o da Barbizon si iniziava ad avvertire il sottile sapore della madaleinette che richiama alla realtà perduta. Problema estetico che verrà prestissimo risolto dalla Storia - levatrice anche di imbarazzi artistici. Perché è allora che Courbet, membro della Comune, decretando l'abbattimento della colonna Vendome - monumento allo sciovinismo e al nazionalismo, bronzeo insulto dei vincitori sui vinti - realizza il primo happening e colma per un attimo la cesura tra arte e vita. Poi, magari, è costretto all'esilio - quando l'Ordine delle cose verrà ristabilito dalla soldatesca; perché solo metaforicamente è consentito all'Arte di agire sulla realtà; ossia: può aggredire concretamente solo la realtà artistica; per la realtà senz'altro gli è concessa solo l'aggressione simbolica.

Ora, nell'universo concentrazionario del mercato, illustri professori e personaggi autorevoli ci dicono che siamo tutti sulla medesima barca, che bisogna salvare. 
Ed è vero. I nuovi rapporti sociali avevano scacciato persino l'artista dai corridoi, dai salotti e dalle alcove dei vecchi e vecchissimi Ordini; il suo destino si era intrecciato indissolubilmente e per sempre con quello delle masse dei diseredati e dei senza riserve. E la gran massa della popolazione mondiale è proprio tutta giù nella stiva di questa barca pretesa comune, con le ginocchia immerse nella putredine e nell'acqua salmastra - e non meravigliatevi se si ripresenta il colera o la peste, bubbonica o polmonare che sia. 
Allora, di che tipo di imbarcazione si tratta?
Non può trattarsi che di una Galera che porta a spasso sotto il sole un pugno di fannulloni preoccupati solo di riscuotere cedole azionarie tra un cocktail e l'altro. 

Soltanto se si schianta questo scafo mostruoso si offrirà la possibilità a tutti di uscire a respirare l'aria pura del mare e riscaldarsi al sole.
Magari poi uno trova pure i pescecani ad attenderlo: sempre meglio di quei sorci che ci rodono le ossa del cranio!
È in questa sentina maleodorante che ora risiede l'immaginazione. E qua sotto, ora, dovrà scendere Orfeo se vorrà riprendersi un'Arte per offrirla a tutti, senza misteri e senza iniziazioni catacombali.
Ma se ancora una volta dovesse cedere alla debolezza dello sguardo estetico, allora un disneyano Pluto manterrà ancora sotto il suo tallone di ferro questa benamata Euridice, capro sacrificale e pegno variamente imbellettato con nastri multicolore e graziosi.

Noi siamo ancora e sempre per un Orfeo che non si volta indietro; per un Orfeo che non ha rimpianti se non per un futuro che ha appena intravisto dietro il velo squarciato delle Borse mondiali. 
L'arte rimane uno degli svariati modi all'interno delle strategie consentite per sopravvivere in una società perennemente in guerra; però è una strategia che riguarda solo l'etnia degli esteti (e neppure tutti!) che, come una razza rimbaudiana, insorgono solo per depredare la carogna di una bestia abbattuta da altri.
E se è così, questo è il fax di una jena. 
Dunque: stringiamoci pure nei ridenti recinti della metafora; qui la zuppa viene ancora distribuita ai cani da guardia che hanno esteso il precetto picassiano di non disturbare il conducente a tutti quelli che tengono i cordoni del potere. 
Allora: buon lavoro, e statemi bene. 
cr


Sezione 5
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