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giancarlo.lettere@gmail.com 23 agosto 2007

Caro Politi,
come dicevo in una vecchia lettera (generosamente pubblicata su 4 colonne nella tua rubrica con il titolo "L'arte? Va dove la porta l'economia") è sorprendente come tu riesca a fornire occasioni per far chiarezza in faccende del tutto ingarbugliate. Ancora nell'ultimo numero di settembre le tue risposte, benché costellate di "misteri" e "miracoli" (ma forse proprio per questo) finiscono sempre per contribuire ad una visione  "concreta" dell'arte e del suo mondo. Così la questione dei falsi è stata magistralmente risolta come una "moltiplicazione miracolosa" che in generale si rende utile, se non necessaria, per soddisfare la domanda di un mercato che altrimenti ignorerebbe ogni artista pur "bravissimo" ma poco produttivo. E a chi ti chiedeva gli ingredienti del successo internazionale e le fonti di ispirazione di alcuni artisti, rispondevi (giustamente spicciativo) ricorrendo al "mistero fascinoso del mondo dell'arte" che da un momento all'altro trasforma "in un campione e mostro sacro dell'arte, dei media, e degli incassi (tipo Damien Hirst)" soltanto chi è capace di "interpretare il mondo contemporaneo e captare la sua velocità di cambiamento sconvolgendo e trasformando il linguaggio".
Pur nella loro diversità ho visto questi due argomenti convergere per "interpretare" concordemente il mondo contemporaneo come quello in cui, con la crescita enorme della massa del capitale e del plusvalore, è cresciuta enormemente la quota dei prelievi da destinare al "lusso" e allo sperpero, ossia alle spese di rappresentanza del capitale.
Per eliminare ogni moralismo, occorre subito dire che ad un certo livello, per il singolo capitalista, un grado convenzionale di sperpero e ostentazione di ricchezza diviene addirittura una "necessità" in quanto "mezzo per il credito"; credito di cui ha continuamente bisogno per mantenersi all'interno dell'attuale ciclo di accumulazione, che richiede investimenti sempre più elevati quanto più volatili, in uno scenario incerto che modifica velocemente condizioni materiali di esistenza, rapporti sociali e - a fortiori ed in ultima analisi - il sistema dell'arte ed il suo linguaggio.
Come dopo aver sostenuto la domanda di mercato ricorrendo al falso e alla contraffazione, così nella contingenza dell'eccezionale crescita della spesa assoluta e relativa destinata al lusso, il mondo dell'arte ha fornito una risposta adeguata grazie al campione d'incassi e mostro sacro dell'arte Damien Hirst che, "captato il cambiamento", ha ingranato la sua "marcia in più" incorporando direttamente nell'opera stessa una quantità considerevole di valore monetario nelle sue forme primitive di platino e diamanti. Se con la mediazione del mercato il falso in arte si positivizza, l'autentico è in pericolo... la fidatezza nei "valori" dell'opera d'arte prende a vacillare tanto quanto più elevato è il prezzo sborsato per possederla.... Allora: for the love of God, bisogna metterne al sicuro almeno una quota elevata che, per male che vadano gli affari, si potrà pur sempre riconvertire in moneta sonante.
Così l'opera d'arte può presentarsi potentialer come denaro e, attenuato in buona parte l'effetto di sperpero, risultare ancora più efficace e convincente anche nella sua funzione di mezzo per il credito. Come rappresentante della prestanza finanziaria del suo possessore tale "sbalorditivo oggetto" (il cui numero di diamanti è tre volte superiore a quello della corona inglese) farà sicuramente esclamare a ricchi manager e Consigli di Amministrazione: "FOR THE LOVE OF GOLD!" - frase non molto diversa da quella pronunciata dalla mamma dell'artista inglese.
I misteri e i miracoli del mondo fascinoso dell'Arte sembrano ravvoltolarsi sempre più intimamente con quelli del mondo stucchevole dell'Economia che predispone realiter la strada lungo la quale ingranare la personale "marcia in più" (se la si tiene). In fondo la produzione di merci di lusso e di opere d'arte non è molto importante ai fini dell'economia allargata, e pertanto l'arricchimento dei vari soggetti del mondo dell'arte - come hai detto - avviene "senza danneggiare nessuno"; e anche senza togliere a nessuno le qualità e i meriti di possedere grandi o piccole capacità personali per "interpretare" e per stare al mondo.
Quindi: Pròsit a tutti quanti!
Ti ringrazio per l'attenzione e saluto cordialmente.  
Carmelo Romeo 

PS - Solo per corroborare l'argomento leggo [Il Sole-24 Ore, Domenica, 19 agosto 2007] che hanno raggiunto quotazioni record di milioni di euro anche opere extraoccidentali ed etniche - e per queste ultime non si hanno affatto quelle notizie sugli autori e quei riferimenti biografici importanti per giudicare un artista occidentale contemporaneo. Nonostante le difficoltà nel distinguere originali o assegnare attribuzioni, e la moltiplicazioni dei falsi, opere come le statue del Benin "sono entrate nel settore dei tradizionali collezionisti d'arte, quelli che comprano i grandi della pittura occidentale. Inoltre, stanno arrivando anche i nuovi ricchi dell'Europa dell'Est e della Cina. Per loro i prezzi dei nostri capolavori sono semplicemente risibili" - avrebbe detto un tale Alain de Monbrison in occasione della XXIII Biennale degli antiquari di Parigi. Questo significa che "l'arte, come la religione" sta ampliando il suo "territorio dei miracoli" con l'aiuto concreto di nuovi ricchi e straricchi manager (russi o cinesi) a cui in genere non importa poi troppo su chi né su che cosa riversare la prodigalità delle loro personali spese di godimento e/o rappresentanza?

Damien Hirst, 2007. FOR THE LOVE OF GOD
FOR THE LOVE OF GOLD_