PANTOMIMA DELLA VALIGIA BLASONATA
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CIO' CHE SI LEGGE
arteideologia raccolta supplementi
nomade n. 3 dicembre 2009
LE LEGGI DELL'OSPITALITA'
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La Storia Della Valigia stampata nell'opuscolo giallo

Opera confidenziale in un prologo e 5 quadri

Prologo

Nell’angolo buio della dimora ostile le forme del vuoto sono in rivolta: la scarpa reclama il piede, il guanto la mano, la valigia le spoglie.
Quando busserà il padrone di casa occorre tener pronta la valigia al piede.
Per andare? Per restare?
Magari solo per lasciarla poi sotto un ponte, gettarla nella cunetta ai bordi della via, dimenticarla dietro una panchina dei giardini pubblici.
Ma oggi che anche l’innocente negligenza verso le valigie genera terrore, il circospetto Signor Tuttiquanti ha pensato bene di prender misure di sicurezza e mettersi lì a sorvegliare i paraggi.
quadro A nero

Poiché solo dall’esterno possono pervenirci quei beni che già non possediamo, per raccogliere i doni della Sposa tre volte facemmo il giro del Boario appiccando fuochi e cocendo gli azzimi per tutti i convenuti.1
Alle falde del Vesuvio cercammo le impronte fossili degli schiavi di Spartaco.
Nel mezzo dello scompartimento collocammo la borsa caricata ad ananas.2
I passeggeri del treno ne erano intimoriti e si allontanavano senza disturbarci (tra i frutti maturi vi era occultata una copia di Petrolio di Pasolini).
Lungo la ferrovia, tra i binari o sui vagoni, nei bagni pubblici o dietro le siepi, lasciammo le orme del nostro passaggio.3
Da ogni fuori dei finestrini ci giungevano visioni indefinite con le quali arricchire il bottino nuziale.
E sempre gli spettatori impietrivano al passaggio del treno di notte.

quadro E bianco

Quando arrivammo alla stazione terminale una opprimente fiacca mediterranea ci persuase a lasciare la luce del sole per riposarci sulle poltroncine di una sala cinematografica.
Il film era già iniziato e un enigma si sporgeva dallo schermo:

…in una stanza linfatica e disadorna come un obitorio, entra una giovane Sposa con una valigia; la poggia sopra un tavolo sistemato proprio sotto una telecamera fissata alla parete, ed inizia ad estrarre le robe che vi sono raccolte fingendo di non vedere l’occhio ingordo di un gendarme imboscato nel cantuccio estremo del quadro...

Sembrava frugarsele dall’anima quelle pezze intime che forse portava in dote.
Ad una ad una le sollevava come per dimostrarne la castità all’invisibile  video-sorvegliante (un pornografo anemico che teneva pure famiglia), quindi le lasciava scivolare in terra, rassegnata e precisa.
La Sposa luminosa era ormai sommersa dai suoi stracci, quando ci alzammo in preda alle convulsioni per precipitarci fuori.

questo è precisamente ciò che volevo farvi vedere

quadro I rosso

Il panorama dei viali alberati ci ridiede subito la calma dello sguardo.
E non tornammo certo indietro per riprenderci una sacca verde  piena di libri dimenticata lì sotto nella furia della risalita.1
Nei giorni seguenti diverse Questure cittadine segnalarono la presenza di quella borsa in luoghi disparati e tra loro distanti. Fenomeno di ubiquità di per sé meraviglioso, reso stupefacente dal fatto che anche dispacci dei nostri addetti consolari di Grasz, Budapest o di Stara Pazova, davano notizia della medesima apparizione lungo le rive del Balaton, negli aeroporti o nei musei più affollati.
Forse perché ogni fagotto è sempre quello dello straniero, ogni valigia quella dell’ospite, tutti si limitavano ad  additarla ai gendarmi per poi trottare via svelti in cerca d’un bunker dove tirare il fiato.
Noi, senza curarci delle aspettazioni seguimmo la vaga pista di quella deriva geografica, scoprendo quanto è inebriante vagare per i corridoi delle città senza comprendere neppure una parola di quel che dicevano i passanti.
Solo le vivide labbra delle donne con rosse mantiglie di seta ci convincevano a fermarci presso di loro, a volte, per un po’.2

 

quadro U verde

Finalmente arrivammo al Corviale: una casa di cemento lunga un chilometro, dove la porta è una membrana mai aperta e mai chiusa, la soglia un ponte verso l’asilo.
Avrebbero accolto i neppure invitati?
Solo le basse definizioni ne hanno capacità.
Un gruppo di corbacci con pretesti digestivi avevavo preso a bazzicare androni e scale (incapaci di spiccare il volo, a volte si azzardavano fin negli ascensori).
Con questo motivo un olandese ci aveva preceduto tagliandosi via l’accento del sé per gettarlo in basso, alle prostitute e ai cani che latrano e contro chi s’avvicina sempre abbaiano e s’avventano.1
Passammo oltre la frattaglia contesa e c’infilammo nelle cucine, dove fanciulle in canottiere dai colori smeraldo infornavano pani tumidi di lieviti odorosi.2
Imbrattati di fuliggine e farina ci introducemmo alfine nelle residenze.

quadro O blu

Nell’approssimarsi alla tavola imbandita le gambe ci presero a tremare; sapevamo che al faccia a faccia delle interrogazioni non potevamo rispondere, solo accennare.1
Ma i pretendenti avevano imparato che ogni straniero non è già altro che l’ospite dimenticato nella dimora mentre sopravanza fuori dall’angolo alla luce.
Per questo Telemaco e suo padre Ulisse, senza venir scrutati in volto, ricevettero il ristoro dell’esilio ancor prima di consegnar la dote per riscattare il silenzio della Sposa ed evitar la strage.2

[ così finisce ciò che si legge ]


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HISTORY OF THE SUITCASE
Confidential summary within a prologue and 5 scenes Technical office Carmelo Romeo and Luciano Trina Contributions
Prologue
In the dark corner of the hostile suite, the forms of emptiness are rebelling: shoes are claiming their feet, gloves their hands, suitcases their remains.
When the homeowner will knock at the door it will be necessary to have, nearby the feet, the suitcase.
In order to leave? In order to stay?
Probably to leave it (the suitcase) under a bridge, throwing it in a ditch by a road, or forgetting it behind a park bench. 
Today, even the innocent negligence toward suitcases generates terror. Therefore the cautious   Mister Everyone,  for security measures,   has decided to stay there,  looking  and controlling  the area.
scene A black
Considering that we can receive goods, not ours, only from the outside world, we circled three times the cattle market starting fires and cooking  pita bread for  the guests , in order to gather up gifts for the bride.
At the foot of Vesuvius we searched the fossilized prints of Spartacus’ slaves.
In the midst of the train wagon we placed a bag loaded with pineapples.
The worried passengers moved away without disturbing us (among the ripe fruits a hidden copy of Pasolini’s “Petrolio”).
Along the railroad, in between the tracks or on the train wagons, in public bathrooms or behind hedges, we left our prints.
Out of the train windows indefinite visions came to us to enrich the nuptial loot, while stony spectators watched the train go by.
scene E white
Our arrival at  the terminal station, was underlined by an oppressing Mediterranean weariness  that persuaded us to leave the sunlight in order to relax on a comfortable seat in a cinema theatre.
The movie had already started and an enigma came through the screen... 
...A young bride with a small suitcase, walks  in a lymphatic and simple room like a morgue. She puts the suitcase on top of a table set under a TV camera placed on a wall. She starts to pull out of the suitcase all the stuff that is in it pretending not to see the restless eye of a cop hidden on the far out corner of the scene….
She seemed picking those intimate rags from deep inside her soul  that probably she had received as a dowry. One by one she picked them as to show their chastity to an invisible video observer (an anemic pornographer with a family), so she let them fall on the ground with resignation.
The bright bride was already submerged by her own rags, when we, preys to convulsion, run out of the theatre.
scene I red
The view of the tree-lined street brought  back calm in our look and we did not return there, under the fury of the up hill, to pick up a forgotten bag full of books.
The following day many policemen  spotted that bag in different places. This phenomena of ubiquity is rather marvelous, made it astonishing by the fact that notes from our Consulates in Grasz, Budapest and Stara Pazova, reported news of the same visions along the shore line of lake Balaton, inside airports or in crowded  museums.
Not given any importance to expectative, we followed the vague path of that geographic drift, discovering how inebriant could be marooning through the city corridors without understanding a word that passing people were saying.
Only the vivid lips of women, dressed with silk red mantillas managed to convince us to stay with them for awhile.
scene U green
Finally we arrived to the Corviale: a cement structure one km long. The door is a membrane that its neither open or closed; the threshold  is a bridge toward the asylum.
Would it  host even the unwanted?
Only low fidelity has that capacity, and thanks to this a Dutchman managed to precede us after shaking off himself his own accent and throwing it to barking dogs and at anyone that would come near them.
We passed over the quarreled offal and introduced ourselves into the kitchen, where young girls in their emerald colored vest were putting, fresh and  leavened bread, in the oven.
Covered with soot  and flour we introduced ourselves into the suites.
scene O blue
Coming near a well-laid table our legs started to tremble; we were aware that, for the face to face question time,  we could not answer but only nod.
The pretenders had learned that a foreigner is nothing but a forgotten guest in a suite while comes out of the corner into the light.
That is why Telemacus and his father Ulysses, without being scrutinize, received the relief of exile even before delivering the dowry necessary to pay the ransom for the bride’s silence and avoid the slaughter.
N.d.R. - Le note di questa colonna non sono stampate nell'opuscolo giallo. Poiché hanno esclusivamente una funzione di promemoria delle risorse reali (attuate o attuabili) per la realizzazione della messa in opera della Pantomima, sono riportate qui solo per non disperderle.

NOTE PER OGNI QUADRO

Quadro A nero
1 - Novembre 2002 - Fuochi per l’immaginazione e pane azimo di Luciano Trina.-
2 - Giugno 1982 - in Analisi del Periodo: Guernica, Gall. La Salita, Roma.3 - Dicembre 2002 - Diverse  copie del volume "Sale d'attesa", di Trina e Romeo, vennero lasciate nelle sale d'aspetto delle stazioni della tratta ferroviaria Torre Annunziata-Centrale/Cancello, mentre negli androni delle stazioni e sul treno venivano affissi i cinque manifesti originali (1978) della serie "Avvisi alle popolazioni".

Quadro I rosso
1 - Marzo 2005 - Contenuto della borsa verde: 1, Introduzione alla filologia romanza, di Auerbach; 2, I demoni di Dostoevskij e i Fratelli di Soledad; 3, il Purgatorio di Dante; 4, Gli iconoclasti, di J.P. Goux ; 5, Il Gulliver di Swift; 6, I Grundrisse, di Marx; 7, tutte le lettere di Van Gogh al fratello Theo; 8, le radici storiche dei racconti di fate, di Propp; 9, Le opere e i giorni, di Esiodo; 10, Dialoghi con Leucò e Il mestiere di vivere, di Pavese; 11, Nuovi principi della geometria di Lobacevskij; 12, Manifesto del Partito comunista, di Marx ed Engels; 13, L’impulso a confessare, di Theodor Reick; 14, Inferno di Strindberg; 15, alcuni testi di Benjamin; 16, il Don Chisciotte, di Cervantes; 17, il Tristram Shandy di Sterne; 18, Le anime morte, di Gogol; 19, Ulisses e Finnegans wake, di Joyce; 20, Il Vecchio Testamento; 21, tutti i Sonetti del Belli; 22, le 120 giornate di De Sade; 23, I cani da guardia di Paul Nizan; 24, Impressioni d’Africa di Raymond Roussel; 25, un gruppo di volumetti (litografie di Honorè Daumier, ricordi di Cezanne, La mossa del Cavallo di Skloskij, Il capolavoro sconosciuto di Balzac, architetture di Claude-Nicolas Ledoux); 26, vari volumi di linguistica; infine un pacchetto di cartoline raccolte da un nastrino rosso (27) e un dossier (28) dell’Archivio forniture (critiche).
2 - Storia di Halè (vedi nella sezione Altre Storie)

Quadro U verde
1- L'oeil (double) de (Claire) Selavy (in Anemic Media) e L’orecchio di Van Gogh a Corviale intendono richiamare la necessità di un ampliamento e rafforzamento degli scenari possibili dell’immaginario, nei quali l’autenticità tentata e perseguita impedisca all’orecchio di ritrovarsi inopinatamente tra le clausole di assicurazioni sulla vita, ma lo mantiene precisamente là dove è stato (significativamente) deposto: sul bancone di un bordello di Arles.
2 - Panificazione e camicie all’Aquila.

Quadro O blu
1 - Maggio 2002 – Pronto intervento dell’Ufficio Tecnico.
2 - Giugno 2006 - La dot-in-valise

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