LE FORME DI PRODUZIONE SUCCESSIVE

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NELLA TEORIA MARXISTA . 1960 . 1980
arteideologia raccolta supplementi
made n.14 Ottobre 2017
LA RIPRESA DELLE OSTILITÀ
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PREFAZIONE ITALIANA . 1 . 1
"Chi ritiene che ogni popolo esperimenti totalmente in se stesso ogni evoluzione storica, sarebbe altrettanto stolto di chi ritenesse che ogni popolo debba sperimentare totalmente lo sviluppo politico della Francia o quello filosofico della Germania. Ciò che le nazioni hanno fatto in quanto nazioni, lo hanno fatto per la società umana, tutto il loro valore sta unicamente nel fatto che ciascuna nazione ha sperimentato fino in fondo per le altre una tale fase determinata di sviluppo che l'umanità nel proprio divenire deve percorrere. Dunque, dal momento che sono state elaborate l'industria in Inghilterra, la politica in Francia, la teoria in Germania (e alcune forme di arte in Italia), esse sono state elaborate per il mondo intero, che le riprende per il proprio sviluppo così come per quello di queste nazioni, in una forma più alta, con il loro significato e portata storico-universale" (Marx, a proposito del libro di F. List, Il sistema nazionale dell'economia politica, 1844).

Marxismo e successione delle forme di produzione 

Per Marx, il comunismo non e una costruzione utopistica delle aspirazioni e delle volontà rivoluzionarie delle masse o dell'avanguardia, è bensì il prodotto necessario della società borghese [1], che, in quanto sintesi e rottura - abolizione creatrice - di tutta l'anteriore storia universale, precede essa stessa dialetticamente. Questo comunismo è un prodotto sociale del mondo moderno, borghese, che per la prima volta l'ha reso possibile alla scala di tutta l'umanità, e in ciò la netta sua distinzione dal comunismo primitivo che era circoscritto ai limiti delle piccole comunità umane isolate e autonome.
Proprio per questo, l'opera fondamentale di Marx e Il Capitale, il cui obiettivo non è nella descrizione dell'economia borghese per proporne un miglior modo di gestione, del che egli altamente si fregava, ma nello stabilire per le masse sfruttate in lotta il chiaro programma dell'organizzazione sociale che scaturirà dalla rivoluzione operaia: la società comunista. Grande attenzione presta dunque la teoria marxista, in primo luogo, alla definizione di ciascun modo di produzione, e soprattutto a quello capitalista e al comunista che lo soppianterà, per concentrarsi in seguito al massimo sui trapassi rivoluzionari da una forma all'altra, a quella del comunismo superiore in ispecie. In questo senso, la sua teoria della dittatura del proletariato - trapasso rivoluzionario al comunismo - è basilare e rappresenta - a dire dello stesso Marx - il suo più alto contributo.
Insomma: per il marxismo, la trasformazione dell'economia da capitalista a socialista non può in alcun caso operarsi se nella struttura di un paese il grande industrialismo, il capitalismo delle grandi aziende, la formazione del generale mercato di scambio, la commercializzazione di tutta la terra e dei suoi prodotti, non sono fatti e caratteri dominanti. Quando queste condizioni sono presenti, la trasformazione non è graduate e spontanea, ma, giusta Marx, Lenin e noi loro fedeli e lontani continuatori, non si avvia senza la rivoluzione politica; ovvero violento abbattimento dello Stato capitalista, fondazione del nuovo Stato del proletariato, con il partito marxista chiaramente alla testa. Non basta quindi scatenare questa lotta politica: essa dev'essere legata, nella crisi del capitate, al compito della trasformazione socialista.
Con le parole del nostri classici: "Non si tratta - come rileva il Capitale - di associare gli operai al capitate dello Stato, come vorrebbe Lassalle, ma di abolire il capitale in generale", perché "quel che a Marx stava a cuore era di svelare la legge dello sviluppo economico della società moderna verso il comunismo" [2], seguendone la dialettica, dalla sua genesi, al suo crescere,al suo pieno sviluppo e alla sua dissoluzione, allorché sgorga dalle sue viscere l'embrione della forma seguente: il comunismo superiore.
Nella successione delle forme di produzione, quella comunista – come le precedenti – non è un prolungamento della forma che essa soppianta, ma il suo superamento in un atto creatore - mediante una positiva abolizione. Ciò va ribadito poiché implica ogni volta una rivoluzione politica e sociale che permette l'intervento di ritorno di una classe sul corso economico. L'evoluzione è quindi dialettica, e non - come suggerisce la sterile concezione delle classi improduttive cui si riallaccia lo stesso Hegel - un ripetitivo processo di metamorfosi, che vede ad esempio il seme trasformarsi in grano, quest'ultimo convertirsi nuovamente in seme, ecc. ecc., in un 'operazione ripetentesi all'infinito, cieca.[3]

Il plus dialettico 

Lenin spiega che ridurre Ie forze produttive all'economia, come fanno i borghesi, è dimenticare che il processo è biologico, metabolismo tra uomo e natura. La società è infatti un organismo vivente il cui presente è il frutto, radioso o avvelenato, di tutta la storia umana. Se essa nel suo divenire o crescita si trova divisa in strati o forme successive ed opposte - comunismo primitivo, schiavismo, feudalesimo, capitalismo, ecc. - di cui ciascuna è nuova e originata in quanta sintesi delle precedenti, ciò è dovuto alle contraddizioni di classe.
Cosi l’attuale capitalismo è I'esasperazione, ad un livello elevatissimo, di tutti gli antagonismi non superati - anzi aggravati - delle società precedenti, sì che la possibilità di continuare a produrre all'interno di queste opposizioni sempre più nette e insopportabili è subordinata alla presenza di nuovi rapporti economici così come di sovrastrutture giuridiche, statali e ideologiche sempre più totalitarie, massive e costrittive.
Giusta la Prefazione alla prima edizione del Capitale 1, ciò che è specifico del socialismo scientifico è che ciascuna forma è il prodotto della precedente, in quanto sua contraddizione in divenire dapprima nel suo stesso seno, poi in crescente sviluppo a misura della sua dissoluzione economica. Così la forma della società comunista futura esiste già nel grembo dell'attuale. Mentre la violenza rivoluzionaria ha la funzione di "abbreviare il periodo di gestazione e di lenire Ie doglie del parto"[4], l’intervento dispotico del Partito nel trapasso al socialismo segna il rovesciamento della prassi che mette fine al cieco brancolamento, sotto la pressione delle forze naturali della preistoria e schiude un mondo in cui l’uomo plasma i suoi rapporti, la sua attività, la sua produzione e la stessa Natura secondo i suoi bisogni ed esigenze coscienti e volontarie sulla base della cooperazione di tutta l’umanità pensante e agente.
E' nello stesso grembo della attuale società capitalista che Marx scopre questo nuovo modo comunista che i proletari moderni hanno forgiato giorno dopo giorno cooperando e socializzando la base economica - e ribadisce che tali rapporti non sono soltanto rapporti materiali, ma racchiudono anche quelle che oggi sono dette Ie "condizioni soggettive": "lo considero la grande industria non solo come la madre dell'antagonismo, ma anche come la generatrice delle condizioni materiali e spirituali per risolvere questi antagonismi, soluzione che certo non può realizzarsi placidamente".
La visione marxista, assolutamente originate, è rigorosamente scientifica e conforme allo sviluppo determinate delle cose. Essa spiega del tutto fedelmente Ie nuove forme e fenomeni con il loro plus nel divenire o crescita storica. Così lo stadio mercantile del capitalismo - sorto per la prima volta alla scala sociale nella storia umana nell'Italia del XIII secolo - è stato ripreso CON UN PLUS dall'Inghilterra nel 1640 in un processo rivoluzionario. Una volta divenuto il mercantilismo universale con la creazione del mercato mondiale, esso fu sviluppato fin nella produzione ove lo scambio mercantile non si effettua dunque più tra equivalenti, come nel precedente stadio della produzione e della circolazione mercantile semplice, ma producendo per i capitalisti un plusvalore che va ad aggiungersi allo scambio tra equivalenti del salario nella circolazione, dopo che l’operaio ha creato un eccedente, un sovraprodotto nel processo di lavoro.
Il marxismo non trova dunque semplicemente nelle forme successive del passato la fonte e Ie spiegazioni dell'oggi, ma vi scopre la dinamica essenziale del loro superamento determinato nella lotta reale contro Ie forme superate, che sono di ingombro, a qualsiasi livello di struttura, al divenire nuovo. Non è perciò un sistema chiuso, rigido e stereotipato come - nonostante Ie sue apparenze dialettiche – l’hegelismo, il quale teorizza, ad esempio, la Ragione incarnata nello Stato nazionale che si rivela in tal modo conservatore con la sua formula capitolarda davanti all'ordine stabilito: "Tutto quanto è reale è razionale" - sì che gli è sufficiente spiegare idealmente Ie cose, anziché trasformarle. Ma attraverso questo procedimento, Hegel ha capovolto la dialettica, mistificandola, invece di seguire il divenire complesso dell'umanità nella sua evoluzione e nelle sue rivoluzioni creatrici verso forme più alte — perfettamente materiali.
Le leggi scientifiche della società nuova derivano dall'attuale corso della società borghese e si contrappongono formula per formula e parola per parola a quelle della presente; noi difendiamo la nozione delle vere e non false leggi della dinamica produttiva capitalistica, non perché tali leggi debbano sopravvivere, ma perché la loro chiara percezione è l’arma prima per lo sterminio della infame macchina sociale borghese. Si deve bene conoscere la struttura e il moto di una macchina che si vuole al momento dato della storia saper far saltare, sgombrando il cammino anche dai suoi sinistri rottami.
Socialismo scientifico è il prevedere non secondo piani razionali né preferenze sentimentali o morali, tanto gli svolgimenti dei fenomeni della forma sociale borghese, quanto i processi storici attraverso i quali passeranno, e la nuova e diversa dinamica delle forze economiche che ad essa seguirà, non solo, ma si contrapporrà, nella dialettica della ricerca dottrinale e del combattimento rivoluzionario.
Anche se il corso dell'umanità assume dapprima forme contraddittorie, l’umanità tende verso la propria creazione che corona la natura, da cui l’uomo è generato e di cui è anzitutto il prodotto grezzo, poi attivo ma incosciente, ed infine creatore e cosciente.
La visione di questo divenire storico è in Marx per la propria natura, profondamente antidemocratica e antiegualitaria: la società umana - come la natura - dispone di infinite energie e di possibilità incommensurabili quanto a ricchezza e generosità, simile ad un albero i cui rami e germogli a centinaia e migliaia si spingono nelle più diverse direzioni, mentre il tronco prosegue, solo, la sua ascensione fino alla cima. Nondimeno, la ricchezza e la sovrabbondanza di colori, luci e forme innumeri si manifestano più nel rigoglio della chioma che in questo tronco che si drizza come una i e concentra in sé tutto il succo e l’orientamento dell'insieme. E' merito dell'etnologia (a cui Marx ha consacrato numerosi lavori, di cui soltanto oggi si pubblicano Ie linee dorsali) aver posto in evidenza il radicale e quanto mai difficile compito della creazione di nuove forme agli albori dell'umanità e Ie straordinarie varietà dei modi di vita umani delle prime società, la cui nobiltà contrasta con la brutalità e il carattere robottizzante e canagliesco dei rapporti mercantili delle odierne società di classe. Così Marx parla di almeno quattro successivi strati sedimentari per la sola società comunista primitiva, la cui capacità di adattamento alle più svariate condizioni climatiche e geofisiche - dai poli ghiacciati ai tropici, passando per Ie foreste folte e Ie steppe, l’acqua e la terra, Ie pianure, Ie paludi e Ie montagne - diede una fioritura infinita di micro-società, viventi Ie une di pesca o di caccia, Ie altre di agricoltura, di artigianato, dell'estrazione di metalli, dell'allevamento, ecc., ossia una ricchezza infinita di condizioni particolari.
Insomma, nell'evoluzione umana è sufficiente che un solo ramo della specie compia la nuova esperienza per tutta  l’umanità, la quale, ove si tratti di una esperienza universale a partire da radici comuni all'intera specie, ne riprende il succo per un ulteriore progresso che sarà ancora, alla fine, generale.
Si è rimproverato a Marx una visione eurocentrica della storia moderna. E' infatti proprio il capitalismo bianco ad aver imposto il suo sistema al mondo intero. Per Marx, al contrario - come attesta la sua teoria della rivoluzione doppia o permanente del balzo oltre il modo capitalista con il sostegno fraterno dei paesi sviluppati - sarebbe bastato che la sola razza bianca sperimentasse questo orribile stadio del progresso umano, la cui sintesi più alta nel comunismo sarebbe stata introdotta dal proletariato (questo rapporto negativo del capitate) a profitto di tutta l’umanità, essendo rimasti sia il feudalesimo che il capitalismo circoscritti ad una parte relativamente piccolo di quest'ultima. Ma la borghesia riuscì a respingere i reiterati assalti proletari ed impose non I'eurocentrismo, ma il capitalismo tout court a tutte Ie razze del mondo, costrette a subire nella loro carne questo infame sistema di oppressione e di frustrazione delle masse. 

Saldatura sempre più stretta 

Passiamo ora a considerare quel che distingue l’attuale edizione italiana delle Forme dalla prima, apparsa una ventina di anni or sono, e dalle traduzioni successive in diverse lingue europee, avendoci Ie circostanze lasciato il tempo di riabbordare questo lavoro semielaborato per definizione, non nel senso che Ie idee sarebbero in evoluzione, mentre sono in realtà stabilite dacché Marx-Engels hanno sistematizzato il corpo del programma comunista della classe operaia mondiale nel tempo in cui ciò era possibile, ma nel senso che Ie condizioni social! ci hanno portato a evidenziare alcuni punti che la storia rende brucianti. Ad esempio, l’edizione francese esigeva che si sviluppassero ulteriormente alcuni punti quando la lotta dei popoli di colore contro il colonialismo aveva posto segnatamente il problema del passaggio da una forma all'altra, in particolare al capitalismo.
Le nostre spiegazioni sull'elaborazione progressiva dell'attuale testo mirano soprattutto a illuminare il lettore sulla portata, pratica e teorica, di questa Monografia, poi sulla sua articolazione e dunque la sua chiave - insomma a fornirgli il piano della costruzione perché vi si orienti più efficacemente come su un terreno già conosciuto.
Il primo testo delle Forme non costituiva che un succinto schema in cui si definiva ciascun modo di produzione e se ne abbozzavano le linee dorsali di sviluppo e di dissoluzione. Le prime nuove precisazioni vertevano sulla nascita della forma nuova nel seno della base economica precedente. Nondimeno il primo testo conserva intatto il suo valore, non foss'altro in quanto ricollega organicamente tutte le definizioni essenziali di ciascun modo di produzione, accuratamente distinti l’uno dall'altro. Sempre al fine di una maggior chiarezza avevamo allegato un quadro sinottico delle Forme che precedono il capitalismo, da noi completato, precisamente per l’edizione francese, includendovi la forma capitalista.
Nel testo francese abbiamo aggiunto (cf. l’annesso quadro sinottico) la forma quaternaria, il capitalismo, le cui definizioni e descrizioni abbiamo trovato particolarmente nell'opera economica di Marx, a completamento del capitolo dei Grundrisse che trattava esclusivamente delle Forme anteriori al capitale.
Per il primo testo ci siamo infatti basati sul capitolo delle Forme che precedono il capitalismo dei Grundrisse, pubblicati e tradotti soltanto da una decina d'anni. Questo capitolo di circa quaranta densissime pagine ci aveva fornito i punti di riferimento e Ie basi essenziali per la vita e la morte di ciascuna forma di produzione. Si ritroverà lo schema dell'evoluzione delle società di classe nel quadro sinottico, di cui forniamo Ie linee essenziali per illuminare i! lettore desideroso di una visione organica e sistematica di tutta la traiettoria dell'umanità. In orizzontale troviamo Ie voci che riguardano dapprima i rapporti o strutture di base quali Ie forze produttive (lavoro umano, strumenti, materie prime ecc.) che danno il prodotto immediato e sociale, ossia alla scala individuale Ie derrate per la sussistenza, alla scala sociale gli articoli per la produzione o meglio la riproduzione, su cui riposa la divisione del lavoro con l’organamento dei rapporti di proprietà e di classe e, su quest'ultima distribuzione, Ie sovrastrutture dell'organizzazione generale di ogni società: lo Stato, gli istituti giuridici, politici, artistici, religiosi, filosofici.
La necessità di un tale testo sulle Forme si era fatta particolarmente sentire per ogni marxista all'epoca delle rivoluzioni anticoloniali che travolgevano Ie vecchie società dei continenti di colore, giacché il socialismo esprime non la morta descrizione, ma la dinamica della società umana, essendone progetto, volontà, attività e scopo rivoluzionario, sulla base del movimento determinato della stessa storia - non dell'arbitrio o della scelta di qualche demiurgo.
Nel corso delle successive edizioni, il testo delle Forme ha raccolto dei brani estratti dalle opere più diverse di Marx, specie quelle in cui egli descrive i meccanismi e la dinamica del passaggio attraverso i diversi modi di produzione - l'Ideologia tedesca, la Sacra Famiglia, la famosa prefazione del 1859 al Contributo in cui enuncia Ie linee dorsali del materialismo storico e dialettico e soprattutto il Capitale, in cui descrive in filigrana vita e morte dell'ultima società di classe con la nascita della società comunista superiore tramite Ie lotte, Ie sofferenze e il lavoro della classe operaia.

Il primo testo italiano sulle Forme precapitaliste si poneva anzitutto due scopi: 1. stabilire la serie storica dei modi di produzione successivi e abbozzarne a grandi linee lo sviluppo; 2. spiegare la meccanica dell'ingranarsi di ogni rotella (o struttura di ciascuna società) sulle altre per imprimere una determinata dinamica alla produzione, nonché ai rapporti sociali e alle sovrastrutture, che a loro volta reagiscono come freno o motore - rivoluzionariamente o controrivoluzionariamente - sulla base economica o sui rapporti di produzione e di distribuzione.
Sullo slancio dell'edizione francese, che descriveva la forma capitalista e la sua dissoluzione, abbiamo proseguito utilizzando i van brani sulle misure di transizione, proposte da Marx e Lenin, della dittatura del proletariato, aggiungendo nell'edizione tedesca delle Forme, lo stadio inferiore e superiore del comunismo. Non si tratta qui di proiettare il solido testo delle Forme che precedono verso un avvenire utopico. Marx - contrariamente alla nostra infelice generazione - aveva già assistito al rovesciamento della borghesia e dello Stato capitalista, seguito dall'instaurazione del regime comunista con l’erezione della dittatura del proletariato divenuto classe dominante, senza parlare del fatto che Ie sue analisi gli avevano già permesso di osservare e di definire la base comunista esistente in seno alla società borghese.[5]
Queste aggiunte delle forme capitalista e comunista alle Forme che precedono andavano evidentemente di pari passo con un ampliamento sempre più sistematico del testo stesso che si arricchiva di argomenti supplementari, di spiegazioni più approfondite, nonché di illustrazioni o di dettagli caratteristici.
Marx aveva fornito la sintesi delle Forme nei Grundrisse, sulla base di lunghe ricerche particolareggiate sull'economia e sui rapporti di proprietà, Ie classi e Ie sovrastrutture, e noi ci siamo riferiti a questi diversi studi per sostenere l’articolazione dei diversi livelli costituenti l’impalcatura di ogni società: economia, politica, ideologia, arte, ecc. Sul filo delle diverse opere di Marx, su dei temi particolari, ad esempio lo studio dello Stato nella Critica della filosofia del diritto di Hegel, a quello dell’Ideologia nell'opera contro Bauer, Stimer e compagnia, alle Lotte politiche di classe sui tentativi rivoluzionari in Francia (1848-49) volti a rovesciare il modo di produzione borghese, e che rappresentano altrettante azioni di ritorno delle sovrastrutture di violenza sui rapporti di distribuzione della base economica, il lettore superficiale perde troppo sovente di vista la dialettica dell'insieme. Ma non vedere il legame profondo, la completa sistematizzazione di Marx, leggendo ogni monografia come parte a sé, sarebbe come se nella descrizione delle lotte politiche del 1848-49, ad esempio, si perdessero di vista Ie indicazioni essenziali di Marx sul loro scopo: la trasformazione della base produttiva, di cui enuncia Ie leggi nelle opere economiche.
E' anzitutto per evitare gli errori di una lettura specialistica che, spezzando e isolando incoerentemente il movimento in diverse e addirittura opposte discipline, mutilerebbe la visione rivoluzionaria del marxismo. Siamo stati indotti man mano nelle successive edizioni e riedizioni ad incorporare i diversi grandi temi trattati da Marx nel corpo unitario di spiegazione delle Forme sempre più ampiamente e organicamente collegando alla decisiva base economica i rapporti di proprietà e di classe, quindi Ie sovrastrutture, il cui legame non era che sommariamente indicato nel testo originate. Questo lavoro prosegue in uno studio particolare sulla storia d'ltalia che per oltre due millenni ha fornito apporti specifici alle diverse forme di produzione e di società - dallo schiavismo al capitalismo.[6]

Forme e passaggi violenti dall'una all'altra  

Quest'opera di elaborazione progressiva, è stata dettata dall'ordine stesso del lavoro teorico, che nulla di nuovo vuol scoprire sul piano dottrinale. Più che mai in periodi di controrivoluzione nei quali è occluso ogni movimento, e  perciò ogni possibile percezione di altra cosa che non sia una fotografia o un morto concetto, si tratta di tenere saldamente il filo e appropriarsi, in una attualità immediatamente internazionale, Ie spiegazioni marxiste della storia e del mondo. Il lavoro sulle Forme è proseguito, in questo spirito, senza soluzione di continuità, conformemente alla nostra teoria sui testi semilavorati, estendendo gli argomenti ad un campo sempre più vasto e stringendo incessantemente Ie maglie in un insieme organico. In tal modo, a volta a volta il testo delle Forme ha integrate - per esplicitare il trapasso rivoluzionario da una forma all'altra - gli argomenti tratti dagli Scritti militari di Marx e soprattutto di Engels costituenti oltre un quarto della loro opera (e delle loro preoccupazioni, dunque) e pubblicati solo in questo dopoguerra in tedesco.
Tali studi, come altri ad essi indigesti, furono letteralmente lasciati da un canto dalla maggior parte dei marxisti e dei partiti pretesi socialisti o comunisti.
Si è dovuto, dopo un primo approccio, stabilirne una prima sintesi [7], che si presentava anch'essa come parallela e complementare al testo delle Forme. Engels si era dedicato a definire Ie forme di violenza e gli aspetti militari (strategia, tattica, armamento, ecc.) delle società umane ai diversi stadi di evoluzione. La questione è vasta poiché gli urti militari si svolgono spesso tra razze e nazioni a un diverso livello di sviluppo su un terreno più ampio di quello delle lotte civili nei rispettivi paesi. La questione militare allargava inoltre l’esposto sulla dinamica del trapasso da un modo di produzione all'altro al difficile punto cardinale dell'integrazione della base economica alle sovrastrutture. Da un lato, la base economica genera Ie sovrastrutture di costrizione giuridiche e politiche (diritto positivo, Stato, ecc.), ideologiche, religiose, ecc. (di coscienza) Ie quali ultime rappresentano Ie "idee delle classi dominanti" che serrano Ie masse nella gogna dell'ordine stabilito; dall'altro lato, queste sovrastrutture agiscono di ritorno sulla base economica. Tale dialettica opera in due sensi: quello dell'azione rivoluzionaria e quello degli interventi di ostruzione controrivoluzionari. Prescindendo dalle guerre imperialiste della tappa conservatrice del capitalismo, esse si svolgono tra forze conservatrici e forze rivoluzionarie, e l’urto è generato dalle contraddizioni della società, Ie cui classi e forze produttive si trovano a differenti livelli di modi di produzione, esprimendo la borghesia il capitate, il proletariato il socialismo.[8]
Trattasi dunque, il più delle volte, di urto tra due opposti modi di produzione, e proprio per questo la questione militare fa parte integrante della dinamica delle Forme successive di produzione e di società.[9]
Notiamo che a ciascuna classe o modo di produzione corrispondono un'arte militare e un armamento specifici, che sono il prodotto dell'economia e dei rapporti sociali in generale. Così vi fu un'arte militare borghese diametralmente opposta all'arte militare del feudalesimo.
In un primo approccio, al fine di sintetizzare principi e linee essenziali, abbiamo dunque sistematizzato Ie forme di violenza specifiche di ciascun modo di produzione o classe dominante successiva della storia umana, facendo fronte all'urgenza più grave: donde un primo sintetico esposto.
In un secondo momento, abbiamo integrato all'opera teorica conosciuta del partito quegli elementi che erano stati tralasciati, staccati od occultati, riannodandoli, dapprima sommariamente, a tutta la restante opera – in questo caso anche alle Forme. 

Le ultime aggiunte 

In ragione delle nostre possibilità di lavoro teorico, siamo stati indotti ad ampliare ancora il testo delle Forme, e ad integrarvi degli argomenti supplementari. Era d'uopo operare certi collegamenti e ribadirne altri per gettare un soldo ponte verso l’articolazione centrale di ogni forma di produzione - il blocco dell'infrastruttura produttiva e quello delle sovrastrutture politiche e ideologiche. Ora, le ramificazioni con tutte le altre parti dell'opera sono infinitamente più numerose e sottili.
Citiamo, a titolo di illustrazione, l'Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, di cui lo studio approfondito e il confronto con le Forme permettono una comprensione più profonda degli scritti di Marx e di Engels su queste questioni. Essa è stata scritta sulla base della Società antica di Morgan, che descriveva semplicemente i successivi stadi del progredire dell'umanità primitiva secondo il prodotto (terraglie, bronzo, ferro, arco, ecc.) della loro civiltà. Integrando questi dati essenziali ai testi delle Forme secondo il metodo del socialismo scientifico dei Grundrisse consistente nell'evidenziare la dinamica e i meccanismi della serie successiva dei modi di produzione, le descrizioni di Engels si chiariscono mentre illustrano le spiegazioni di Marx.
Allo stesso scopo, nell'edizione tedesca, sono stati ripresi alcuni dati dai Manoscritti etnologici di Marx gettando alcune passerelle di passaggio tra essi e le Forme, talché quest'ultimo testo ne è risultato ulteriormente ampliato.
Peraltro il contenuto non cambia di una virgola, ma la sua comprensione diviene, per l’attuale generazione di marxisti, meno superficiale e unilaterale che per il passato - alla luce di avvenimenti sempre più colossali e brucianti.
Le altre aggiunte al presente testo italiano sulle Forme sono nella stessa linea. Alcune formulazioni, troppo brevi e raffazzonate nel capitolo sulle Forme dei Grundrisse, venivano chiarite nell'opera scritta di Marx, soprattutto in quella economica. L'accenno ne richiedeva la spiegazione. Onde realizzare un insieme sistematico e organico, la nostra sistematizzazione delle Forme implicava, per definizione, l’integrazione degli schemi forniti da Marx stesso in altre sue opere. Ad esempio, nell’Ideologia tedesca (capitolo su Feuerbach) Marx distingueva tre forme di proprietà: collettiva della tribù primitiva, comunale o statale della forma germanica e schiavista di Roma e di Atene, e feudale.
Inoltre, abbiamo incorporato nella presente riedizione un passo fondamentale tratto dai Manoscritti inediti del 1861-63 di Marx sui lavori preparatori del Capitale. Vi è spiegato che l’uomo primitivo, prima di lavorare per nutrirsi, elabora attraverso il proprio lavoro gli utensili, a conferma della fondamentale tesi di Engels su Il ruolo svolto dai lavoro nella trasformazione della scimmia in uomo (1876) che l’uomo non è stato spinto inizialmente a creare utensili per mangiare di più, per quanto attanagliato dal bisogno immediato nelle società del comunismo primitivo. Tale affermazione attesta una visione e una realtà umana più alte. Col lavoro, l’uomo si stacca nettamente dal resto del mondo animale: "All'origine i prodotti esistono gia prima che l’uomo li abbia lavorati, sia per il consumo individuate che per quello produttivo. E' la natura stessa a costituire le riserve. L'uomo è presupposto anch'egli a se stesso in quanto prodotto grezzo immediato della Natura, in cui trova i prodotti già finiti per il proprio consumo. Allo stesso modo, trova in parte negli organi del proprio corpo i primi mezzi di produzione (strumenti) per appropriarsi tali prodotti. Il mezzo di lavoro (utensile), che si sviluppa in seguito in mezzo di produzione, si presenta dunque come il primo prodotto che l’uomo elabora (prima dei propri alimenti che si limita a raccogliere) e di cui trova già pronte in natura le prime forme, ad esempio la pietra".
L'eminente linguista marxista Marr (messo alla berlina dal revisionista Stalin), rileva che lo strumento della lingua non è nato dal pensiero o dalla lingua stessa, ma dall'utensile delle mani parlanti. [10]
La Natura ha copiosamente provveduto ai mezzi di nutrimento dell'umanità e, creando l’uomo, è passata, dapprima nell'alienazione, ad un nuovo livello di mediazione attraverso i mezzi di produzione materiali e intellettuali che sfocerà in una forma di vita più alta: quella del comunismo di domani.
Nella presente edizione italiana abbiamo aggiunto al testo delle Forme e al grande Schema sinottico la sistematizzazione dei due stadi successivi del socialismo o forma quinaria. Ci siamo basati essenzialmente suite deduzioni del Capitale che colleghiamo ai diversi testi sulla dittatura del proletariato (particolarmente gli scritti sulla Comune di Parigi) e ai molteplici programmi sulle misure di transizione al socialismo. Abbiamo completato queste spiegazioni centrali con dati forniti da alcuni teorici marxisti di primo piano che, non disponendo all'epoca dei corrispondenti testi di Marx, hanno tentato da parte loro e coi loro mezzi di ordinarne le formulazioni sparse nell'opera classica in un insieme coerente su un punto decisivo per i rivoluzionari: l’azione di ritorno delle sovrastrutture di violenza sulla base economica. Cosi, Trotsky si trovava di fronte al bruciante problema dell'influenza dello Stato - violenza organizzata e concentrazione del fascio delle sovrastrutture politiche, giuridiche ed ideologiche - sui rapporti economici e sociali della base produttiva nella fase seguita in Russia alla presa del potere. Nel suo opuscolo Terrorismo e comunismo egli fornisce alcune preziosissime indicazioni sullo scarto crescente, e dunque la minor potenza e valore, delle diverse sovrastrutture man mano che si allontanano dalla base economica: la coscienza è in ritardo di secoli e millenni sullo sviluppo attuale della produzione reale. E collega, tra l’altro, la piccola-borghesia e alcuni strati contadini con la loro ideologia ai metodi produttivi superati loro propri. [11]
Seguendo lo stesso ordine di idee, il testo Proprietà e capitale pubblicato nell'immediato dopoguerra sulla rivista teorica Prometeo (n.10-14) sistematizza in modo particolarmente felice alcuni aspetti del legame tra base produttiva e sovrastrutture al punto cardine dei rapporti di proprietà, di classe e di appropriazione che costituiscono la cinghia di trasmissione nel meccanismo delle società di classe. Tali previsioni ci permettono di afferrare meglio tutta l’importanza di questi rapporti che soltanto nel movimento e nel legame dialettico possono essere compresi. Integreremo tali apporti, per quanto possibile, nel presente testo per illustrare gli effetti di ritorno delle sovrastrutture sui rapporti di produzione.

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[1] - Siamo stati sorpresi di vedere che nella sua opera sul fondatore del Partito comunista d'ltalia a Livorno (che oggi non e più Gramsci, come predicavano i togliattisti che amano scrivere e riscrivere creativamente la storia), Franco Livorsi attribuiva a questo grande compagno la paternità del presente testo sulle Forme. Apparentemente questo intellettuale di sinistra cerca di creare una nuova disciplina, e contemporaneamente un nuovo mezzo di sostentamento per gli innumerevoli studiosi in vena di scrivere e minacciati di non trovare più un impiego per i loro talenti, cioè: incollare etichette di nomi d'autore sulle opere anonime di partito o di scuola, rappresentanti di una corrente sociale, la cui caratteristica è precisamente di non essere individuale. Ma la sacrosanta proprietà prevale sul significato oggettivo di un lavoro, e addirittura sul suo contenuto.
La facoltà di astrazione del nostro intellettuale di Sinistra non arriva a concepire le idee diversamente dai disegni dei fumetti: circondati da una nuvoletta di cui un capo parte dalla bocca di questo o quell'altro, mentre I'altro va a finire nel suo portafoglio per i diritti d'autore. Il gruppo di Programma Comunista ha seguito le orme di Livorsi, dopo avergli amaramente rimproverato la sua mania di personalizzare lavori di partito: la cancrena guadagna anche questi fieri polemisti, che non vedono oltre alle loro contraddizioni E tutt'una ondata di opere sono state pubblicate sotto il nome del Grande Uomo nell'intento di ottenere un successo di vendita non grazie al contenuto, ma grazie al frusto culto della personalità.
Questi pionieri della ricerca di paternità non possono afferrare che un'opera è l'espressione di un fatto e di un gruppo sociale, e che ricondurla ad un nome di persona è una falsificazione — non foss'altro perché un libro non è mai opera di una persona, ma sovente di parecchie, o addirittura di un gruppo o di un partito — ed è disonesto incollarvi un nome. Se si volessero semplicemente incollarvi i nomi di tutti coloro che vi hanno collaborato, ci si accorgerebbe subito che la lista non ha fine, che una idea implica l'altra, che non può essere espressa senza essere legata ad un'altra, e non si spiega che in opposizione ad un'altra ancora, ecc. Ma con un nome si può manovrare, e privare un gruppo o un partito di un'intera parte del suo pensiero o della sua teoria. Così il Manifesto non è l'opera teorica del proletariato internazionale, ma di due individui barbuti... dei tedeschi, che sono il prodotto dei loro tempi e del loro paese, dunque limitati e contingenti.
Bisogna denunciare questi falsari e la loro mania di castrare le masse del loro prodotto intellettuale. Consideriamo d'altronde come una grande vittoria che i fatti siano oggi divenuti a tal punto clamorosi e confermino a tal punto la teoria marxista, che questa è ormai accessibile a ometti senza alcun talento particolare, ne formazione intellettuale scolastica per vedere ed evidenziare luminosamente la teoria rivoluzionaria che si delinea dalla storia e si applica agli avvenimenti storici di ieri e di oggi.
Quale miglior dimostrazione che i tempi sono arcimaturi e che il partito avrà una forza teorica e una pratica irresistibile, quando il rapporto di forza sarà cambiato non solo nei continenti di colore, ma anche nelle nostre vecchie decrepite metropoli. Non abbiamo più bisogno di grandi uomini, i compagni di gavetta saranno sufficienti al compito, purchè siano fedelmente legati alla teoria e al metodo marxista e lavorino indefessamente - come formiche.
[2] - Cf. Engels, Presentazione del Libro primo del Capitale per la Gazzetta renana, 12.10.1867. La citazione precedente è tratta dalla presentazione di Engels sempre del Capitale per la Gazzetta di Dusseldorf, 16.11.1867.
[3] - Cf. Note preparatorie all’Anti-Duhring. Dialettica della natura, in cui Engels rileva: “Il processo infinito non è in Hegel che vuoto deserto, concepito semplicemente come eterna ripetizione di uno stesso processo: 1 + 1 + 1 + 1, ecc.”. Egli infatti pur riscoprendo il movimento, non esce dall’inganno idealistico e mistico alla cui base è la mistificazione individualista. Non vede la nuova forza sociale portatrice della dialettica reale: "Per ridiventare da non se stesso, se stesso; da non uomo, uomo, il lavoratore estraniato non tenderà a riconquistare la sua persona, il suo individuo di prima, chiudendo un ciclo inutile e stupido che non avrebbe altra prospettiva che una seconda ed eterna autovendita come schiavo, ma riconquisterà, con la sua classe, e per tutta la società e la specie umana, la qualità di uomo, non più come individuo singolo, ma come parte della nuova umanità, del comunismo. Il quadro della società nuova è da questo momento tracciato, e questo modello è valido fino al tempo storico della sua attuazione futura".
[4] - Cf. Marx a Kugelmann, 17.3.1868. In questa lettera Marx commenta il capitolo fondamentale del Capitale sulla Grande industria, il cui paragrafo 9 sulla Legislazione di fabbrica termina con la stessa conclusione.
[5] - Rinviamo il lettore alla raccolta di Marx-Engels su La societé communiste e La dictature du proletariat, 415 p. e 435 p., edizioni Maspero, Parigi, 1980.
[6] - La millenaria storia d’Italia è infatti tanto ricca e multiforme che siamo stati indotti ad aggiungere al presente testo sulle Forme una monografia specifica che illustrerà, da una parte, il contributo del nostro paese allo sviluppo dei successivi modi di produzione dell'umanità, e, dall'altra parte, ne sottolineerà i punti storici e i fatti economici salienti, che sono un'applicazione particolarmente significativa delle leggi, generali del progresso dell'umanità.
[7] - La questione militare nella visione marxista venne trattata in diverse riunioni generali del Partito, e ne venne pubblicato di volta in volta il resoconto nei giornale Il Programma comunista dal 1959 al 1966. Gli stessi testi sono stati editi in francese nei  Fil du temps, n. 10 e 11.
[8] - Perché un modo di produzione prevalga definitivamente, si devono adempiere due condizioni: 1. vittoria politico-militare della rivoluzione, e 2. sufficiente maturità della base economica. Ciò si è verificato non solo per la lotta del comunismo contro il capitalismo, ma anche nella lotto della borghesia contro il feudalesimo. Per prevalere, la controrivoluzione feudale condusse a tipi storici diversi: disfatta totale militare e sociale (guerra dei contadini tedeschi nei 1525); vittoria sociale ma disfatta militare totale (sconfitta della Francia nel 1815 da parte della coalizione europea); vittoria militare, ma riassorbimento e degenerazione delle basi social! (progressivo annientamento del capitalismo dopo il XIV secolo, malgrado la vittoria dei Comuni collegati a Legnano contro l’Impero feudale). Cf. Lezioni della controrivoluzione, riunione di Napoli del 1.9.1951. - Per quel che concerne l’azione di ritorno del proletariato rivoluzionario sulla base economica, rileviamo ancora che essa attraversa due fasi storiche successive: quella in cui il proletariato non dispone che delle sue organizzazioni economiche e del partito politico per difendere Ie sue condizioni di vita e conquistare il potere; e quella in cui si è costituito in classe dominante forgiandosi il proprio Stato, dunque un esercito per parare gli attacchi della controrivoluzione internazionale e una forza per intervenire dispoticamente nei rapporti di produzione e di distribuzione al fine di cambiarli in senso collettivista. Il Partito deve, come Marx sottolinea, mirare alla dittatura del proletariato che dà armi nuove alla classe operaia e permette di rivoluzionare praticamente l’economia e la società.
[9] - Nei suo manoscritto sulle Condizioni e prospettive di una guerra della Santa  Alleanza contro una Francia rivoluzionaria del 1852, Engels delinea i tratti caratteristici dell'arte militare da un modo di produzione all'altro, che risultano dal livello delle forze produttive.
"La strategia moderna presuppone l’emancipazione dei borghesi e dei contadini; essa e l'espressione militare di questa emancipazione.
"Anche l’emancipazione del proletariato avrà una sua propria espressione militare, produrrà un metodo di guerra a parte, nuovo. Questo è chiaro. E' persino possibile stabilire sin d'ora quali saranno basi materiali di questa nuova strategia e tattica militare.
"Ma, come la semplice conquista del dominio politico da parte del proletariato tedesco e francese, ora confuso e parte del quale è al traino di altre classi, non costituisce ancora la vera emancipazione del proletariato, la quale consiste nell'abolizione di tutti i contrasti di classe, allo stesso modo la strategia iniziale della rivoluzione futura è ben lungi dall'essere quella del proletariato realmente emancipato.
"La reale emancipazione del proletariato, la totale abolizione di ogni differenza di classe e la concentrazione totale di tutti i mezzi di produzione presuppone, in Germania e in Francia, la collaborazione dell'Inghilterra o almeno il raddoppio dei mezzi di produzione attualmente disponibili in Germania e in Francia. Ma proprio questo presuppone a sua volta un nuovo modo di condurre la guerra."
[10] - Cf. N. Marr, Sulla genesi della lingua, tratto da Sotto la bandiera del marxismo, ed. tedesca, anno I, dal marzo 1925 al giugno 1926, p. 558-559. - La lingua non è dunque una sovrastruttura, ma una vera e propria forza produttiva sociale. Tale punto (brillantemente esplicitato in Fattori di razza e nazione nella teoria marxista, ai capitoli: Preistoria e linguaggio, Lavoro sociale e parola, Base economica e sovrastrutture, Stalin e la linguistica, Tesi idealista della lingua nazionale, Riferimenti e deformazioni, in Il Programma Comunista n.16-20/1953. - Notiamo, ad esempio, che Ie attuali vuote sovrastrutture della nazione e della razza hanno costituito saldi rapporti sociali e addirittura fattori di produzione nelle passate società, e talvolta nel comunismo primitivo. - Il valore relativo di ogni struttura muta di significato e di funzione da una forma di produzione all'altra e all'interno di ciascuna forma, che da rivoluzionaria all'inizio diviene in seguito conservatrice e controrivoluzionaria. Ciascun concetto, struttura e rapporto ha dunque un senso squisitamente storico, donde l’importanza di un riferimento preciso alla forma di produzione e di società e al suo grado di maturità.
[11] - Per una magistrale applicazione di questa dialettica, che si rivela di primaria importanza dopo il rovesciamento della borghesia, allorché si tratta di intervenire con la violenza rivoluzionaria nei rapporti della base produttiva per stimolare il trapasso ad un nuovo modo di società, rinviamo il lettore al discorso di Trotsky al IV Congresso dell'Internazionale comunista del 1922, pubblicato sotto il titolo: La nuova politica economica e la rivoluzione mondiale e al suo magistrate commento in Il Programma comunista del 1966, n.8-12: Il poderoso discorso di Trotsky al IV Congresso dell'Internazionale (1922) sulla politica economica dell'URSS e le prospettive della rivoluzione mondiale. Il cammino non è più qui dall'economia alla politica, ma viceversa dalla politica rivoluzionaria ai rapporti economici della base produttiva, da cui l’espressione "politica economica" del proletariato.
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